Rimpatri e sicurezza, il bilancio del Viminale: "Numeri che segnano un cambio di passo"
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Redazione Interno
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"Sono aumentati i rimpatri: quasi settemila quest'anno, il 55 per cento in più rispetto al 2022". Con queste parole, in un videomessaggio diffuso attraverso i propri canali, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha tracciato un bilancio dell’azione di governo su un fronte, quello migratorio, da anni al centro del dibattito pubblico. Un dato, quello dei rimpatri, che il ministro ha immediatamente correlato alla contrazione degli arrivi via mare, scesi del 58 per cento nel 2024 rispetto all'anno precedente e, a suo dire, in ulteriore calo anche nell’anno in corso. "Un cambio di passo evidente – ha dichiarato – rispetto agli anni degli arrivi incontrollati", attribuendo il risultato a "metodi e strategie innovative" che avrebbero permesso di "colpire i traffici di esseri umani fin dai Paesi di partenza" e di stipulare accordi con i Paesi di origine.
Gli accordi bilaterali e il principio dei "canali regolari"
Secondo quanto illustrato, la strategia del governo si sarebbe sviluppata lungo due direttrici principali, tra loro complementari. Da un lato, infatti, Piantedosi ha posto l’accento sul rafforzamento della cooperazione internazionale, finalizzata sia al contrasto dei flussi irregolari sia alla creazione di "opportunità" nei territori di provenienza. Dall’altro lato, ha ribadito con decisione quello che ha definito "un principio chiaro e non negoziabile", ovvero che "in Italia si entra solo attraverso canali regolari". Una linea, questa, che rappresenta il cardine della politica migratoria dell’esecutivo e che, secondo la ricostruzione offerta dal ministro, avrebbe contribuito in maniera determinante a ridisegnare il quadro complessivo, pur senza azzerare del tutto le partenze.
La lotta al terrorismo: espulsioni e attività di intelligence
In parallelo, il ministro ha voluto sottolineare i risultati conseguiti in un settore diverso ma strategicamente connesso, quello della sicurezza nazionale e del contrasto alla minaccia terroristica. "Grazie al lavoro delle nostre forze di polizia e delle agenzie di intelligence – ha affermato – dall'inizio della legislatura sono stati individuati ed espulsi oltre duecento soggetti pericolosi per la sicurezza dello Stato". Un’attività, questa, che Piantedosi ha definito "spesso meno visibile ma fondamentale", evidenziando come il monitoraggio e l’intervento tempestivo su individui ritenuti pericolosi costituiscano una componente imprescindibile dell’azione di governo in un contesto internazionale reso più volatile anche dalle recenti evoluzioni politiche, come la nuova amministrazione guidata da Donald Trump alla Casa Bianca.
L’impatto sulle rotte migratorie e il quadro d’insieme
I numeri presentati, sebbene non esenti da contestazioni e dibattiti sull’effettiva causalità delle politiche adottate, disegnano quindi un quadro di netta inversione di tendenza rispetto al recente passato. L’aumento significativo delle operazioni di rimpatrio, unito al drastico calo percentuale degli sbarchi, indica secondo il Viminale l’efficacia di un approccio che combina deterrenza, cooperazione e vie legali d’ingresso. Resta da vedere, al di là delle dichiarazioni, come questo modello reggerà alla prova dei fatti e alla pressione strutturale dei flussi migratoriai, ma il governo ha scelto di presentare questi dati come la conferma di una linea che, a suo dire, sta producendo risultati tangibili sia sul fronte dell’ordine pubblico sia su quello della gestione dei confini.
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