Decreto sicurezza, la fiducia alla Camera e il nodo rimpatri che tiene banco
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’aula di Montecitorio, nel pomeriggio di oggi, è stata il teatro dell’ennesimo scontro parlamentare intorno al pacchetto di norme varate dall’esecutivo: il governo ha infatti posto la questione di fiducia sul cosiddetto Decreto sicurezza, una mossa che accelera i tempi ma che, come spesso accade in queste circostanze, finisce per comprimere il dibattito. La scelta – comunque annunciata già da qualche giorno – costringerà le opposizioni a un voto secco, senza la possibilità di presentare emendamenti ulteriori; e il provvedimento, se la fiducia sarà confermata, potrebbe ottenere il via libera definitivo entro venerdì. Una scadenza, quest’ultima, non casuale: è il termine ultimo oltre il quale il decreto decadrebbe, con tutte le conseguenze politiche e giuridiche del caso.
La norma sugli avvocati e i rilievi del Colle
A rendere il clima particolarmente teso, più ancora delle ordinarie polemiche tra maggioranza e opposizione, è una disposizione specifica che ha finito per sollevare un polverone inatteso. Si tratta della norma che prevede compensi – una sorta di premi – per gli avvocati coinvolti nei procedimenti di rimpatrio dei migranti. Una misura, questa, che ha suscitato non solo le dure critiche delle forze di minoranza, ma anche i rilievi del Quirinale: un segnale non da poco, che ha spinto il governo a cercare una soluzione senza però rinunciare all’impianto del decreto. Tant’è che, stando a quanto filtra dagli stessi ambienti di maggioranza, l’esecutivo starebbe già valutando l’ipotesi di un provvedimento “correttivo” ad hoc, da varare in parallelo per rispondere alle preoccupazioni espresse dal Capo dello Stato.
La replica di Siracusano e i tempi del correttivo
Nel corso della giornata, è intervenuto sul punto il sottosegretario Siracusano, il quale ha parlato di un “ragionamento in corso sulle coperture” e ha assicurato l’impegno del governo. “La chiusura – ha spiegato – si presume non prima di venerdì mattina, a meno di un accordo diverso con le opposizioni”. E sul decreto correttivo, ha aggiunto che sarà assicurata la contemporaneità con la modifica già presentata ieri in capigruppo, relativa all’ampliamento della platea dei destinatari del contributo per chi favorisce l’assistenza ai migranti nei percorsi di rimpatrio volontario. Una precisazione, la sua, che tenta di tenere insieme l’urgenza dei tempi parlamentari e la necessità di non ignorare del tutto le osservazioni del Colle.
Le critiche di fondo: sgomberi, carceri e centri sociali
Nel dibattito, però, è emersa anche una contestazione più radicale, che va oltre il singolo articolo sugli avvocati. Alcune voci dell’opposizione hanno attaccato la filosofia complessiva del decreto: “Avete fatto una norma sugli sgomberi – si è detto – che applicate sui centri sociali ma poi non l’applicate su Casa Pound. Colpite il grande trafficante come il piccolo spacciatore, ma le nostre carceri restano piene e la gente continua a uscire per spacciare ancora”. Il nodo, per chi critica, è l’assenza di investimenti sui Sert e sulla rieducazione dei detenuti: un corto circuito che porta al record di sovraffollamento, specialmente nei penitenziari minorili. “Una volta dentro – ha aggiunto un parlamentare – li perdiamo, e di fronte a questo non c’è una vostra visione, anzi c’è una circolare del Dap che blocca qualsiasi attività”. Affermazioni, queste, che restituiscono la profondità di uno scontro destinato a proseguire fino al voto finale.




