Via libera del Consiglio Ue alle norme sui rimpatri, l'Italia rivendica il cambio di passo
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Redazione Esteri
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Il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera definitivo al nuovo regolamento sui rimpatri, un passaggio che chiude un iter negoziale durato mesi e che interviene su uno dei capitoli più controversi della politica migratoria continentale. Il provvedimento, che sostituisce la direttiva del 2008, introduce procedure comuni per l'allontanamento di chi non ha titolo a restare nell'Unione e apre alla possibilità di istituire hub per i rimpatri in Paesi terzi, purché siano rispettati gli standard internazionali in materia di diritti umani e il principio di non respingimento.
Le nuove regole entreranno in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Ue, con alcune disposizioni operative da subito e altre dopo dodici mesi, per consentire agli Stati membri gli adeguamenti necessari.
Un ordine europeo per superare la frammentazione
Il cuore del regolamento è l'introduzione di un Ordine europeo di rimpatrio, un modulo standardizzato che raccoglie gli elementi essenziali della decisione adottata dalle autorità nazionali e che consente agli altri Stati membri di riconoscerla ed eseguirla. Il riconoscimento reciproco resta per ora su base volontaria, ma la Commissione lo valuterà dopo tre anni e potrà proporne la mandatory.
Il testo prevede inoltre obblighi di cooperazione in capo ai destinatari delle decisioni di rimpatrio, con sanzioni che possono arrivare fino a misure penali nei casi previsti dalle legislazioni nazionali, e misure più stringenti per chi è considerato un rischio per la sicurezza, inclusa la possibilità di trattenimento oltre i ventiquattro mesi e di divieti di ingresso a tempo indeterminato se giustificati e proporzionati.
Hub nei Paesi terzi e il modello Italia-Albania
La possibilità di trasferire i destinatari di un ordine di rimpatrio verso hub situati in Paesi extra-Ue è la novità politicamente più sensibile. Tali strutture potranno essere attivate solo sulla base di accordi o intese con Stati che rispettino gli standard internazionali in materia di diritti umani e il principio di non respingimento, e i minori non accompagnati sono esclusi da questo meccanismo.
Nella maggioranza di governo italiano si legge in questa architettura il riconoscimento dell'approccio sperimentato con il protocollo siglato con l'Albania, che prevede la gestione in territorio albanese di procedure di frontiera per richiedenti asilo. Fratelli d'Italia, in una nota diffusa sui propri canali, ha rivendicato la lungimiranza dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che l'Italia abbia cambiato l'approccio europeo al governo dei flussi migratori.
Il deputato di Fratelli d'Italia, in una dichiarazione ripresa dagli organi di partito, ha parlato di un risultato che testimonia il peso acquisito da Roma nei negoziati di Bruxelles.
Il contesto della crisi di Ceuta e le nuove misure in cantiere
L'approvazione del regolamento arriva a poche settimane di distanza dalla crisi di Ceuta, quando a fine luglio decine di migliaia di persone raggiunsero l'exclave spagnola in Nord Africa dal Marocco, in quello che è stato definito un test di stress per i sistemi di controllo delle frontiere europee.
Nella stessa giornata in cui i ministri degli Interni hanno dato il via libera definitivo alle norme sui rimpatri, la Commissione europea ha aggiornato gli Stati membri su un piano in cinque punti per prevenire e gestire arrivi improvvisi e massicci, che include un quadro europeo di risposta alle emergenze e un rafforzamento del mandato di Frontex, anche attraverso il monitoraggio dei social network per individuare tentativi di strumentalizzazione dei flussi migratori.
La Grecia ha proposto di inserire nel futuro quadro normativo un meccanismo di deroga speciale che consenta la sospensione temporanea delle domande di asilo in circostanze eccezionali, con il sostegno espresso di Germania, Austria e Polonia e il favore di diversi altri governi.
Le cifre di un sistema ancora imperfetto
Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 il tasso di rimpatri effettivi ha raggiunto il 28 per cento, il valore più alto degli ultimi dieci anni, ma resta ancora lontano dalla piena efficacia: circa due terzi delle persone destinatarie di un ordine di allontanamento non lasciano effettivamente il territorio dell'Unione. Il regolamento punta a intervenire proprio su questo divario, semplificando le procedure e rendendo più rapido l'iter per i casi che presentano profili di sicurezza.
Cinque Stati membri, tra cui Germania, Paesi Bassi e Grecia, stanno lavorando alla definizione di progetti pilota per hub di rimpatrio in territorio africano, mentre l'Italia continua a portare avanti la propria intesa con Tirana come modello operativo. Il regolamento entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, con le disposizioni sugli hub e sulla valutazione dell'età dei minori applicabili fin da subito.
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