Ex Ilva, sul nodo pensioni anticipate il ministero resta alla finestra: per i sindacati è fumata nera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Al ministero del Lavoro la disponibilità è stata messa nero su bianco, ma di concreto, nei fatti, non è arrivato nulla. L'incontro convocato ieri pomeriggio per esplorare la strada delle pensioni anticipate per i lavoratori dell'ex Ilva si è chiuso senza alcuna proposta operativa: il governo riconosce che nell'acciaieria le condizioni di lavoro hanno una specificità tutta particolare, eppure non ha avanzato numeri, coperture finanziarie o strumenti giuridici su cui ragionare.

Per Fim, Fiom e Uilm si tratta di una battuta d'arresto identica a quella già registrata il 18 settembre, sempre nelle stanze di via Pastrengo.

La richiesta di una legge speciale rimasta inascoltata

«Anche se tecnico, l'incontro è stato interlocutorio e non ha prodotto nessun risultato, tranne la ripresa dei ragionamenti rispetto agli strumenti straordinari», ha commentato Guglielmo Gambardella della Uilm, presente al tavolo insieme a Luigi Bennardi. Il punto sollevato dal sindacalista è di natura economica prima ancora che normativa: senza una copertura dedicata, qualsiasi discorso su prepensionamenti, incentivo all'esodo e riconoscimento dei lavori usuranti resta monco.

La richiesta dei metalmeccanici è sempre la stessa, cioè una legge speciale capace di tradurre quelle intenzioni in diritti esigibili. Sul tavolo sono finiti anche i nodi del decreto-legge ex Ilva, dal pagamento diretto della cassa integrazione alla cassa in deroga per l'indotto, quest'ultima giudicata insufficiente a proteggere la parte più fragile della filiera.

Le simulazioni chieste al ministero e il calendario che si stringe

Valerio D'Alò della Fim Cisl ha riferito che, secondo quanto comunicato dai tecnici del dicastero, i primi strumenti per accompagnare alla pensione chi svolge attività usuranti troveranno posto nella legge di Bilancio e non in un decreto-legge. La richiesta del sindacato è che le lavorazioni dell'ex Ilva vengano inserite esplicitamente in quel provvedimento, senza escludere alcun reparto, perché in un ciclo integrale ogni fase è funzionale alle altre.

Accanto a questo, D'Alò ha chiesto di chiarire il computo del tempo di attività di ciascun lavoratore, condizione necessaria per accedere ai benefici, e ha sollecitato maggiore attenzione per gli addetti delle aziende in appalto, oggi a rischio di esclusione per effetto della soglia del 50 per cento. I sindacati attendevano dal ministero simulazioni e dati capaci di ridurre l'impatto occupazionale: non sono arrivati.

La cassa integrazione oltre i quattromilaquattrocentocinquanta

Sullo sfondo resta il dossier degli ammortizzatori sociali, che nelle prossime settimane rischia di cambiare dimensioni. Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ha avviato la procedura per estendere la cassa integrazione straordinaria da 4.450 a un massimo di 8.622 dipendenti, con decorrenza fino al 28 febbraio 2027. La platea potenziale comprende fino a 6.964 lavoratori a Taranto su 7.875, 870 a Genova su 917, 515 a Novi Ligure su 542 e 117 a Milano su 127, mentre su un organico complessivo di 9.626 persone l'azienda prevede di mantenere in servizio 1.004 addetti per la custodia degli impianti e gli adempimenti amministrativi e ambientali. Le convocazioni sulle nuove richieste, ha precisato la società, arriveranno solo dopo il 27 ottobre, giorno del tavolo a Palazzo Chigi tra governo e organizzazioni sindacali.

Il Piemonte e il presidio sotto la Regione

Mentre a Roma il confronto si arenava, a Torino la vertenza è approdata sul tavolo della Regione Piemonte. Nella mattinata di oggi, 21 ottobre, le organizzazioni sindacali incontrano l'ente regionale per affrontare la situazione degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi e ottenere quello che i rappresentanti dei lavoratori hanno definito un cambio di passo.

Alle nove, davanti al grattacielo che ospita la sede regionale, si sono radunati i lavoratori dei due siti per difendere il posto di lavoro, dopo il corteo di Alessandria e le mobilitazioni che nelle settimane scorse hanno attraversato tutti gli impianti del gruppo. La partita piemontese si intreccia con quella nazionale: le decisioni sulle uscite anticipate e sugli ammortizzatori passano da Roma, ma ricadono su territori dove l'acciaieria rappresenta ancora una delle poche grandi porte d'ingresso al lavoro industriale.

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