L’Eba e il Danish Compromise nell’opa Banco Bpm-Anima: un caso di attesa e incertezza
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Redazione Economia
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La richiesta di interpello avanzata da Banco Bpm per chiarire l’applicabilità del Danish Compromise nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto su Anima ha messo in luce criticità nei rapporti tra vigilanti e vigilati, rivelando un meccanismo decisionale farraginoso. La Vigilanza della Bce, dopo settimane di silenzio, ha espresso un parere negativo, rinviando però la questione all’Eba, l’Autorità bancaria europea, che dovrà pronunciarsi in via definitiva. Ciò che sorprende, al di là dei tempi dilatati, è la scarsa considerazione riservata al ruolo di Bpm Vita nell’operazione, un aspetto che avrebbe meritato maggiore approfondimento e che potrebbe influire sugli sviluppi successivi.
Parallelamente, Unicredit ha superato un ostacolo cruciale nel percorso verso l’acquisizione di Banco Bpm, ottenendo il via libera di Bce e Banca d’Italia per l’offerta pubblica di scambio. L’autorizzazione, arrivata dopo un iter complesso, permetterà alla Consob di approvare il documento d’offerta già nella prossima settimana, accelerando un processo che vede UniCredit pronta a assumere il controllo diretto di Banco Bpm e indiretto sulle sue controllate, comprese quelle del Gruppo Anima.




