Il Danish Compromise e l’opa su Anima: l’Eba chiamata a decidere dopo il no della Bce
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Redazione Economia
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L’interpello presentato da Banco Bpm sull’applicabilità del Danish Compromise nell’offerta pubblica di acquisto su Anima ha messo in luce tensioni nei rapporti tra vigilanti e vigilati, evidenziando un iter procedurale che, anziché semplificare, rischia di complicare ulteriormente l’operazione. La Vigilanza della Banca centrale europea, dopo settimane di attesa, ha espresso un parere negativo, rimandando però la decisione finale all’Autorità bancaria europea (Eba), cui spetterà l’ultima parola.
Quello che colpisce, al di là del responso contrario, è la scarsa considerazione riservata al ruolo di Bpm Vita e alla sua relazione con Banco Bpm nell’ambito dell’operazione, un aspetto che avrebbe meritato maggiore approfondimento. Se da un lato l’Eba potrebbe confermare la posizione della Bce, dall’altro – qualora dovesse divergere – si aprirebbe uno scenario inedito, con possibili ripercussioni sui tempi e sulle modalità dell’opa.
Intanto, Unicredit ha ottenuto il via libera di Bce e Bankitalia per l’acquisizione del controllo diretto di Banco Bpm, un passaggio cruciale per l’offerta pubblica di scambio lanciata a novembre. L’autorizzazione, arrivata dopo mesi di attesa, permette alla Consob di completare l’esame del documento presentato lo scorso dicembre, accelerando un processo che Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, aveva già anticipato spostando l’assemblea dei soci a febbraio.
Tuttavia, rimangono nodi da sciogliere, a cominciare dall’opa su Anima, che continua a rappresentare un’incognita per Piazza Meda. L’ok di Francoforte e Roma copre sia il controllo diretto su Banco Bpm sia quello indiretto sulle società del gruppo, comprese quelle legate a Anima, ma senza una risposta definitiva sul Danish Compromise, l’operazione rischia di procedere a fasi alterne.




