La Bce blocca il Danish Compromise e Unicredit-Banco Bpm frena: le ripercussioni sul mercato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mercoledì 26, il netto rifiuto della Bce ad applicare il cosiddetto Danish Compromise all’acquisizione di Anima da parte di Banco Bpm ha avuto un effetto domino immediato, influenzando anche l’altra operazione finanziaria che tiene banco a Piazza Meda: l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit. Le azioni di Banco Bpm, crollate del 4,48% in Borsa fino a 9,81 euro, hanno quasi annullato lo sconto precedentemente registrato rispetto al concambio proposto da Unicredit, riducendolo a un marginale 1,85% con un differenziale di soli 275 milioni. Un dato che segna il minimo storico dall’avvio della trattativa.

La comunicazione ufficiale da Francoforte, confermata nel pomeriggio dalla banca guidata da Giuseppe Castagna, ha lasciato pochi dubbi: la Bce adotta un approccio conservativo sul trattamento prudenziale dell’operazione, escludendo di fatto la possibilità di beneficiare dello sconto fiscale previsto dal Danish Compromise. Sebbene la decisione definitiva spetti all’Eba, il parere negativo della Bce ha già scatenato reazioni a catena. Banco Bpm, privato di un vantaggio fiscale che avrebbe portato il suo Cet1 ratio al 14,4%, dovrà accontentarsi di un più modesto 13%, mentre Anima – nonostante un lieve calo dello 0,43% – resta agganciata ai 6,94 euro, vicina ai 7 offerti da Castagna.

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