Kanye West a Reggio Emilia, Adelmo Cervi e l’Anpi: “Chi gira con le svastiche non deve esibirsi”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il ragionamento, per quanto brutale possa sembrare a chi difende a spada tratta la libertà di espressione artistica, parte da un dato di fatto inoppugnabile: indossare o glorificare simboli come la svastica non è, né può essere ridotto a, una semplice provocazione estetica. Adelmo Cervi, figlio di Aldo – uno dei sette fratelli fucilati dai nazifascisti nel 1943 a Reggio Emilia – lo ha detto senza mezzi termini, attaccando frontalmente la figura di Kanye West, il noto rapper che oggi si fa chiamare Ye. “Uno che gira con delle svastiche – ha dichiarato – non è degno di cantare da nessuna parte, non solo a Reggio Emilia o a Londra”. Un richiamo secco, quello del testimone diretto di una delle pagine più sanguinose della guerra partigiana, che si salda perfettamente con la recente decisione del Regno Unito di revocargli il visto d’ingresso, bloccando di fatto il concerto che l’artista avrebbe dovuto tenere a luglio nella capitale britannica.

Dal rifiuto di Londra alla bufera italiana, il caso approda alla Rcf Arena

La revoca del permesso d’ingresso nel Regno Unito – un provvedimento che il primo ministro Starmer e il sindaco Sadiq Khan non hanno esitato a giustificare pubblicamente – ha spostato l’attenzione sull’Italia, e in particolare sulla data del 18 luglio alla Rcf Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, dove Ye è atteso come headliner dell’Helwatt Festival. Non si tratta, va detto, di una polemica improvvisa: già lo scorso dicembre la sezione reggiana dell’Anpi aveva sollevato la questione, definendo “sacrosanto” ciò che oggi, a distanza di mesi, viene riproposto con forza dalle stesse organizzazioni. A fare da contrappunto, si è aggiunta anche la Cisl, chiedendo una riflessione approfondita che coinvolga gli organizzatori dell’evento, la comunità ebraica e le istituzioni locali. Il nodo, in fondo, è sempre lo stesso: fino a dove può spingersi un artista che ha dichiarato pubblicamente ammirazione per Hitler e il nazismo, salvo poi ritrattare attribuendo quelle uscite al disturbo bipolare con cui convive?

Tra scuse pubbliche e condanne passate, il peso della memoria storica

Kanye West si è scusato, in più occasioni, per le sue frasi antisemite, e i suoi sostenitori ricordano come il rapper abbia più volte tentato di ricucire lo strappo con le comunità offese. Eppure, l’ombra di certe immagini – come quella della svastica indossata o del riferimento esplicito al dittatore tedesco – continua a pesare come un macigno, soprattutto in luoghi come Reggio Emilia, dove i nomi dei fratelli Cervi non sono solo una targa, ma un monito quotidiano. Il paradosso, se si vuole, è che proprio l’eccezionalità dell’artista (uno dei musicisti più seguiti e talentuosi di questo squarcio di secolo) rende la questione più complessa: cancellare un concerto significa negare un palco a milioni di fan, ma concederlo rischia di apparire come una banalizzazione del dolore storico.

Il ruolo degli organizzatori e la responsabilità di un festival pubblico

A tenere banco, in queste ore, è la posizione della Rcf Arena e dei promoter dell’Helwatt Festival. Nessuna decisione definitiva è stata ancora annunciata, ma il confronto – alimentato anche dalle parole di Adelmo Cervi – si fa sempre più serrato. Da una parte, c’chi invoca il principio della separazione tra arte e biografia privata dell’artista; dall’altra, chi ricorda che un evento pubblico, finanziato e organizzato in un luogo simbolo della Resistenza, non può ignorare il contesto. Le associazioni antifasciste locali, in particolare, hanno chiesto un faccia a faccia con gli organizzatori per valutare eventuali misure, senza però – al momento – arrivare alla richiesta esplicita di annullamento. Resta il fatto che il caso Ye, dopo aver messo in difficoltà il governo britannico, rischia di aprire una voragine anche nel dibattito culturale italiano, dove la libertà artistica si scontra con i limiti posti dalla Costituzione e dalla memoria civile.

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