Cinque giorni di lutto e la polemica sul 25 aprile: "Sobrietà, ma l'Anpi non ci sta"
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Redazione Interno
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Mai come in questi giorni il lutto per la scomparsa di papa Francesco ha scavato un solco nelle consuetudini nazionali. Il Consiglio dei ministri ha stabilito cinque giorni di cordoglio, da ieri fino a sabato, quando si celebreranno i funerali in piazza San Pietro. Una decisione senza precedenti, considerando che per i pontefici precedenti – Benedetto XVI e Giovanni Paolo II – il lutto era durato tre giorni. Ma è l’inclusione del 25 aprile in questo periodo a far discutere, con il governo che invita a celebrare la Liberazione con "sobrietà", scatenando reazioni contrastanti.
Che la festa del 25 aprile non sia nel cuore della destra è cosa nota, e quest’anno la coincidenza con il lutto papale ha offerto un pretesto per ridimensionarne i festeggiamenti. Giorgia Meloni, che negli anni scorsi ha spesso evitato le celebrazioni, avrebbe dovuto recarsi in Uzbekistan proprio quel giorno, evitando così di partecipare alle commemorazioni. Una circostanza che, inevitabilmente, ha alimentato sospetti.
A infiammare ulteriormente la polemica è stato l’appello alla "moderazione" rivolto all’Anpi, l’associazione partigiana che da decenni organizza cortei e iniziative per la Liberazione. «L’invito alla sobrietà è superfluo», ha replicato secco Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi. «Noi non organizziamo eventi chiassosi, ma momenti di memoria e riflessione. Rinvieremo i concerti rock, ma le manifestazioni si faranno».
Il rischio, secondo molti, è che dietro le raccomandazioni del governo si celi il tentativo di sminuire una ricorrenza che divide ancora il Paese. Il 25 aprile, quest’anno, cade nell’80esimo anniversario della Liberazione, un traguardo che avrebbe meritato un’attenzione diversa. Eppure, persino il campionato di calcio si è fermato, mentre le istituzioni sembrano più preoccupate di contenere i toni delle celebrazioni che di onorarne il significato.




