Oro di Bankitalia, il partito di governo ribadisce la sua posizione contro le obiezioni europee
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Redazione Interno
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Fratelli d'Italia, il partito di cui è espressione il presidente del Consiglio, non mostra alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla delicata questione delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia, nonostante i rilievi mossi dalla Banca centrale europea. La posizione, che attribuisce la titolarità dell'oro al popolo italiano, è stata formalizzata attraverso un emendamento alla legge di bilancio, firmato dal capogruppo al Senato, e trova ulteriore sostegno in un documento interno redatto dall'ufficio studi del partito. Il testo, che circola in questi giorni, rappresenta la motivazione ufficiosa ma ben precisa dietro l'iniziativa parlamentare, la quale mira a porre una chiara definizione giuridica su un patrimonio da sempre avvolto in una certa ambiguità normativa.
Il documento interno e le ragioni del partito
Il dossier di Fratelli d'Italia, secondo quanto si apprende, non si limita a ribadire un principio di appartenenza nazionale, ma avanza una preoccupazione concreta, sebbene definita teorica, sulla struttura proprietaria dell'istituto centrale. Il capitale di Bankitalia, com'è noto, è infatti suddiviso tra una pluralità di soggetti privati, fra i quali figurano anche gruppi bancari e assicurativi con sede legale all'estero. È proprio questa composizione, si legge nel documento, a costituire il fondamento della mossa politica: si intende scongiurare il rischio, per quanto remoto, che in futuro possano essere avanzate pretese su quelle riserve da parte di azionisti, inclusi quelli con casa madre oltre confine. Una preoccupazione che, se da un lato è stata strumentale a giustificare l'emendamento, dall'altro riporta l'attenzione su un nodo storico, ovvero la natura giuridica unica nel panorama europeo della nostra banca centrale.
La chiusura del caso dopo l'incontro a Bruxelles
Parallelamente al dibattito politico-dottrinale, sul versante diplomatico e governativo il dossier sembra aver trovato una sua conclusione, almeno secondo le fonti vicine al ministero dell'Economia. A chiudere la partita, che per settimane aveva creato attrito con l'Eurotower, sarebbe stato l'incontro bilaterale svoltosi a Bruxelles tra il ministro Giancarlo Giorgetti e la presidente della Bce, Christine Lagarde. L'occasione, i margini dell'Eurogruppo, è stata sufficiente per appianare le divergenze e consentire al governo italiano di proseguire il suo iter parlamentare senza il pressing delle istituzioni europee. Una soluzione che, se da un lato evita un conflitto istituzionale frontale, dall'altro non cancella le perplessità sollevate dal partito di maggioranza sulla governance del prezioso metallo.
Il contesto normativo e gli sviluppi nella manovra
L'inserimento della norma nella manovra finanziaria, tra le tante disposizioni che riguardano dividendi e affitti brevi, segna un passaggio significativo nel tentativo di legiferare su una materia tradizionalmente lasciata in un cono d'ombra. L'emendamento, nel suo intento dichiarato, vuole essere una chiara attribuzione di proprietà allo Stato italiano, scavalcando di fatto ogni possibile interpretazione legata alla proprietà delle quote della banca. Si tratta di un intervento che, al di là delle valutazioni tecniche e delle rassicurazioni giunte da Francoforte, risponde a una precisa esigenza politica di affermare la sovranità nazionale su un simbolo tangibile di ricchezza e stabilità, un tema che storicamente tocca corde sensibili nell'opinione pubblica, soprattutto in periodi di incertezza economica.




