L’oro di Bankitalia regala un utile da 1,7 miliardi dopo due anni in perdita
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Redazione Economia
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Il bilancio 2025 di Banca d’Italia, approvato dall’Assemblea lo scorso 31 marzo, ha registrato una svolta netta rispetto al biennio precedente, con un risultato netto positivo di 1,7 miliardi. Una cifra, quest’ultima, che si allinea perfettamente alle previsioni diffuse nei mesi scorsi da Palazzo Koch, ma che trova la sua ragione d’essere in un fenomeno specifico e di portata globale: il boom del prezzo dell’oro. L’impennata del metallo prezioso, che ha spinto il valore delle riserve auree italiane fino a quota 289 miliardi, ha agito da volano per l’intero stato patrimoniale di via Nazionale, determinando un incremento complessivo della dimensione del bilancio, lievemente cresciuto rispetto al 2024 fino a raggiungere i 1.113 miliardi di euro.
L’effetto della rivalutazione dell’oro su un bilancio da oltre mille miliardi
A fornire il dettaglio tecnico di questo significativo cambio di passo è stato il governatore Fabio Panetta in occasione dell’assemblea dei partecipanti, spiegando come la crescita dell’attivo sia stata trainata in modo preponderante dalle plusvalenze sulle riserve auree, le quali hanno toccato i 91 miliardi. Una cifra, quella delle rivalutazioni, che ha avuto il peso di compensare – e di fatto neutralizzare – la parallela e altrettanto rilevante diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi per attestarsi a 508 miliardi. Nel passivo, invece, si è assistito a una riduzione sia del saldo debitorio legato all’operatività del sistema TARGET, sia dei depositi delle istituzioni creditizie, mentre i conti di rivalutazione – in gran parte legati all’apprezzamento dell’oro – sono inevitabilmente lievitati.
La conferma del ruolo internazionale e la norma della manovra
Con queste cifre, la Banca d’Italia si conferma il quarto detentore di riserve auree al mondo, posizionandosi alle spalle della Federal Reserve statunitense, della Bundesbank tedesca e del Fondo Monetario Internazionale. Un primato, quello nel ranking globale, che assume una rilevanza particolare in un contesto economico dove l’oro rappresenta storicamente una riserva di valore per eccellenza. Sullo sfondo di questi numeri, Panetta ha voluto fornire un chiarimento in merito alla disposizione contenuta nella legge di bilancio per il 2026, quella che il governo Meloni aveva inteso per avvicinare simbolicamente la gestione del metallo all’“oro della patria”. Il governatore ha ricordato che si tratta di una norma interpretativa dell’articolo 4 del Testo unico in materia valutaria, la quale stabilisce che le riserve auree appartengono al popolo italiano.
Nessuna conseguenza operativa dalle modifiche legislative
Un aspetto, quello della norma, su cui Panetta ha voluto fugare ogni possibile equivoco circa le ricadute concrete sull’istituto di emissione. Secondo quanto precisato durante l’assemblea, la disposizione introdotta dalla manovra non modifica né la rappresentazione in bilancio delle riserve, né i compiti e le finalità legate alla loro detenzione da parte di Banca d’Italia. Un intervento chiarificatore, il suo, che arriva a distanza di mesi dall’approvazione della legge e che mira a separare nettamente il piano della proprietà giuridica – per quanto declinata in termini di appartenenza collettiva – da quello della gestione operativa e della stabilità patrimoniale dell’ente. Dal punto di vista economico-finanziario, pertanto, l’utile di 1,7 miliardi maturato nel 2025 e l’incremento delle riserve per effetto della quotazione del metallo restano fenomeni inscindibilmente legati alle dinamiche dei mercati internazionali e alle scelte di politica monetaria, senza che la nuova cornice legislativa abbia alterato la sostanza dei numeri.




