Washington bombarda lo Yemen: ottanta morti nel raid sul porto di Ras Isa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ultimo attacco aereo statunitense nello Yemen ha lasciato sul terreno almeno ottanta vittime e 171 feriti, secondo fonti locali, in quello che si conferma come uno degli episodi più sanguinosi dall’inizio dell’operazione «Rough Rider». I caccia americani hanno colpito ripetutamente il porto petrolifero di Ras Isa, nella provincia di Hodeidah, con quattordici raid concentrati in poche ore. Un bersaglio strategico, considerato che da lì transita la maggior parte delle importazioni e degli aiuti umanitari diretti nel paese, già stremato da anni di conflitto.

Gli Houthi, che controllano l’area, hanno denunciato il bilancio «catastrofico», mentre il Pentagono, da parte sua, ha annunciato il dimezzamento delle truppe dispiegate in Siria, in una mossa che sembra ridisegnare – almeno parzialmente – l’impegno militare statunitense nella regione. Intanto, la guerra che dal 7 ottobre scoppia tra Israele e Hamas, coinvolgendo Libano, Siria e Yemen, ha superato i 560 giorni senza che si intraveda una via d’uscita.

A Gaza, i bombardamenti israeliani non cessano: nell’ultima notte, ventidue persone hanno perso la vita sotto le bombe, tra cui donne e bambini, secondo quanto riportato da fonti palestinesi citate da Haaretz. Nonostante il rifiuto di Hamas alla proposta di tregua avanzata da Tel Aviv, due negoziatori coinvolti nei colloqui hanno tenuto a precisare che «i dialoghi non sono interrotti», lasciando aperto uno spiraglio, per quanto incerto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.