Quei 400 miliardi di motivi che spingono Trump contro la Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Donald Trump, che da mesi mantiene una linea dura nei confronti dell’Unione europea, ha rilanciato la minaccia di dazi del 50% sulle importazioni dal blocco comunitario, accusando Bruxelles di negoziare “senza buona fede”. Una mossa che rientra in un copione ormai noto, quello della trattativa aggressiva, dove la posta in gioco – 400 miliardi di scambi commerciali annui – giustifica ogni mossa per ottenere condizioni più favorevoli agli Stati Uniti. Ma mentre la Casa Bianca insiste sul proprio approccio, crescono le preoccupazioni tra i partner europei, che temono ripercussioni su filiere già fragili.

Federvini, associazione italiana del settore, ha sottolineato l’urgenza di evitare “derive” che minaccino relazioni commerciali costruite su qualità e trasparenza. “In un contesto globale instabile”, si legge in una nota, “servono sforzi collettivi per preservare equilibri fondamentali, tutelando migliaia di imprese e territori legati al Made in Italy”. Un appello che riflette l’allarme di un’Europa consapevole di quanto sia delicato il gioco delle ritorsioni.

La Germania, attraverso le parole del ministro degli Esteri Johann Wadephul, ha definito i dazi “controproducenti”, sostenendo che “non avvantaggiano nessuno e danneggiano entrambi i mercati”. Berlino, pur ribadendo il sostegno alla Commissione europea nella difesa degli interessi continentali, sembra però riconoscere l’inevitabilità di un confronto serrato con Washington.

Quella di Trump è strategia o provocazione? L’annuncio su Truth Social, arrivato nel pieno dello stallo negoziale, ha riacceso i timori di un’escalation. Solo un mese fa, di fronte alle reazioni negative dei mercati, il presidente aveva parzialmente attenuato la retorica, ma ora torna a premere sull’acceleratore. Un atteggiamento che, se da un lato conferma la volontà di strappare concessioni, dall’altro rischia di logorare ulteriormente rapporti già tesi.

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