Soldato israeliano distrugge una statua di Gesù in Libano, l’esercito: «Prenderemo provvedimenti»
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Redazione Esteri
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Il colpo secco della mazza, un’immagine che non ha bisogno di didascalia per fare il giro del mondo, ha rotto la tregua anche mediatica a cui sembravano essersi assuefatti i riflettori sul Libano meridionale. Quel fotogramma, estratto da un video più lungo come spesso accade in queste dinamiche virali, ritrae un militare in divisa intento a decapitare una statua a grandezza naturale di Gesù crocifisso, una figura che era caduta dalla croce – o forse ne era stata divelta – chissà in quale delle tante operazioni che continuano a scandire i giorni di questa fragile tregua. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dovuto prendere la parola, e lo hanno fatto con un’ammissione che lascia poco spazio a interpretazioni: la foto è autentica, non c’è intelligenza artificiale né si tratta di un fotomontaggio di propaganda. La conferma, arrivata dopo un’iniziale verifica, ha trasformato un episodio circoscritto in un caso disciplinare e diplomatico di non poco conto.
La genesi della diffusione e la conferma dell’esercito
È stato un reporter palestinese, Younis Tirawi, a rilanciare per primo lo scatto sul suo account ufficiale -4; da lì, come spesso accade, la condivisione è diventata un fiume in piena, tra indignazione sincera e strumentalizzazioni politiche. Le autorità militari israeliane, messe alle strette, hanno comunicato che un esame preliminare ha appurato la corrispondenza tra l’immagine e un soldato effettivamente in servizio nel sud del Libano. La statua, secondo quanto riferito dai media arabi e dalle stesse municipalità locali, si troverebbe nel villaggio cristiano di Debl (o Debel), una comunità maronita situata a pochi chilometri dal confine con Israele. L’esercito, in un post pubblicato sul proprio account ufficiale X, ha sottolineato che l’accaduto è visto con «grande severità», aggiungendo una frase che suona come una condanna formale: la condotta del soldato è «totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle sue truppe».
L’inchiesta interna e il contesto operativo
A questo punto la palla passa al Comando Nord, l’ente territoriale delle Idf che ha giurisdizione sull’area. L’indagine è già in corso e viene «gestita attraverso la catena di comando», una formula tecnica che nei linguaggi militari lascia presagire provvedimenti che potrebbero andare dalla degradazione alla detenzione, a seconda di cosa emergerà dall’interrogatorio dell’autore del gesto. Non è chiaro se il militare abbia agito per impulso individuale o se ci siano state istigazioni, e per ora l’esercito si è limitato a promettere che verranno prese «misure appropriate». La vicenda, però, non è isolata nel suo genere: durante le incursioni dell’autunno del 2024, altre truppe israeliane si erano filmate mentre deturpavano un monastero a Deir Mimas e una statua di San Giorgio a Yaroun, episodi che avevano suscitato all’epoca proteste da parte delle gerarchie cristiane locali.
Reazioni istituzionali e il valore simbolico del gesto
Se l’esercito ha parlato di «valori», è stato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, a dare una dimensione politica più alta all’accaduto. In un intervento pubblico, ha definito l’atto «vergognoso e disdicevole», esprimendo la fiducia che verranno prese «severe misure» contro il responsabile. Saar ha aggiunto una nota di rammarico, scusandosi formalmente con «ogni cristiano i cui sentimenti siano stati feriti». È una posizione che cerca di isolare il gesto come un’anomalia individuale, proprio mentre Israele, da più di un anno con Trump alla Casa Bianca, si trova a gestire equilibri di potere molto diversi da quelli del recente passato. Per le comunità maronite del Libano meridionale, abituate a vivere in bilico tra Hezbollah e lo Stato libanese, vedere il proprio simbolo religioso più sacro – quello della crocefissione – ridotto in frantumi da un’occupazione militare straniera rappresenta un trauma che va oltre la semplice cronaca. L’esercito ha comunque dichiarato che sta lavorando per assistere la comunità nel «riportare la statua al suo posto» -2-9, un’operazione più simbolica che pratica, visto che l’area è ancora sotto stretto controllo militare e inaccessibile ai civili.
Meta Description: Un militare israeliano decapita una statua di Gesù in Libano. Le IDF confermano l’autenticità dell’immagine e aprono un’inchiesta per un gesto definito contrario ai valori dell’esercito.




