Stellantis, il ritorno del diesel e il baricentro americano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La casa automobilistica nata dalla fusione tra Fiat Chrysler e Psa sta silenziosamente riscrivendo la sua strategia europea, riportando nei listini di diversi marchi una serie di motorizzazioni a gasolio che erano state progressivamente abbandonate in favore dell’elettrico -1-3. Il gruppo guidato da John Elkann, dopo aver accusato una colossale svalutazione da ventidue miliardi di euro legata a una domanda di veicoli a batteria inferiore alle previsioni, ha infatti deciso di ampliare nuovamente l’offerta di propulsori termici, rispondendo a quella che definisce una “domanda sostenuta” da parte della clientela, in particolare professionisti e grandi viaggiatori -8-10. Non si tratta, va sottolineato, di un abbandono dei piani di elettrificazione, quanto piuttosto di un approccio più pragmatico che vede il diesel tornare a ricoprire un ruolo, seppur di nicchia, all’interno di una gamma che deve fare i conti con un mercato in profonda trasformazione.

Il ritorno del 1.5 BlueHDi tra compatte e utilitari

Tra le novità più significative spicca il reinserimento del motore 1.5 BlueHDi, un quattro cilindri da 1499 centimetri cubi disponibile in due livelli di potenza, cento e centotrenta cavalli, che andrà ad equipaggiare modelli di segmento medio-piccolo e veicoli commerciali -4. Questo propulsore, che deriva da un progetto Ford opportunamente rivisto e affinato da Stellantis con l’adozione di un monoblocco in alluminio, è stato rimesso a disposizione sui configuratori per vetture come la Peugeot 308 e la Opel Astra, ma anche per i “ludospazi” a marchio Citroën Berlingo, Peugeot Rifter e Opel Combo, veicoli che in alcuni casi erano diventati disponibili esclusivamente in versione elettrica -1-4-8. La scelta di riproporre il gasolio su queste piattaforme, spiegano dalla casa, nasce dall’esigenza di offrire una soluzione percorribile a chi utilizza l’auto in modo intensivo e non ritiene ancora praticabile, per tempi di ricarica e autonomia, il passaggio al pieno elettrico. Parallelamente, per i modelli di dimensioni maggiori e per i SUV, Stellantis conferma la continuità del diesel, con il 1.5 e il 2.2 litri che restano a listino per vetture come la DS 7, l’Alfa Romeo Tonale e le più grandi Giulia e Stelvio, anch’esse oggetto di un rinnovato interesse da parte dell’azienda -1-4.

La spinta produttiva oltre Atlantico

Mentre in Europa si registra questo parziale dietrofront sul fronte delle motorizzazioni, il vero baricentro industriale del gruppo sembra spostarsi in modo sempre più netto verso gli Stati Uniti, dove Donald Trump, tornato alla presidenza, ha impresso una chiara accelerazione a politiche economiche protezioniste. Stellantis, che nel corso dell’ultimo anno ha visto le proprie vendite in Nord America subire sette cali annuali consecutivi, sta ora cercando di recuperare il terreno perduto con una strategia aggressiva che punta a incrementare del venticinque per cento le immatricolazioni nel 2026, una sfida non da poco considerando che la quota di mercato si è ridotta all'otto per cento circa -2. Per farlo, l’amministratore delegato Antonio Filosa ha imposto una svolta netta: niente più scuse, hanno detto i vertici ai concessionari, che sono chiamati a eseguire un piano di rilancio che passa anche attraverso un maggiore sostegno pubblicitario e una revisione dell’offerta, con il ritorno di motori termici tradizionali come i V8 Hemi su alcuni modelli Ram, a scapito di alcune versioni ibride plug-in -1-2.

Investimenti e nuove architetture per il mercato nordamericano

Questa riorganizzazione si traduce in numeri concreti e in investimenti significativi sul suolo americano, dove il gruppo ha annunciato un piano da tredici miliardi di dollari per aumentare la produzione interna del cinquanta per cento, il più grande nella sua storia -9. Parte di queste risorse, più di cento milioni di dollari, è destinata agli stabilimenti di Kokomo, in Indiana, dove verranno prodotti i nuovi motori GMET4 EVO pensati per alimentare sia i veicoli ibridi che quelli puramente a combustione interna, a testimonianza di una strategia che, anche negli Usa, non considera più l’elettrico come l’unico orizzonte possibile -9. Contestualmente, Stellantis ha imposto ai propri dipendenti americani il rientro in ufficio per cinque giorni alla settimana, chiudendo di fatto la stagione del lavoro flessibile per favorire collaborazione ed efficienza in un mercato sempre più competitivo -6. Il gruppo, insomma, sta bilanciando le pressioni europee con le opportunità che percepisce oltreoceano, dove la possibilità di programmare industrialmente con maggiore stabilità sembra rappresentare, agli occhi dei vertici, un’ancora di salvezza in un contesto globale dominato dall’incertezza e dall’avanzata dei competitor cinesi, i quali, non a caso, non hanno alcuna tradizione nel diesel e lasciano a Stellantis una nicchia di mercato difendibile -8-10.

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