La Corte Suprema dice no a Trump sul licenziamento di Cook e sul ricorso per la condanna Carroll

La Corte Suprema dice no a Trump sul licenziamento di Cook e sul ricorso per la condanna Carroll
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un doppio colpo, per certi versi paradossale, arriva per Donald Trump direttamente dalla Corte Suprema, dove i giudici conservatori – lo stesso fronte che tradizionalmente gli è più vicino – hanno deciso di frenare le sue ambizioni su due fronti delicatissimi.

Da un lato, e con un margine strettissimo di cinque voti contro quattro, l'alta corte ha bloccato per ora il tentativo del presidente di rimuovere Lisa Cook dal board della Federal Reserve, la governatrice che Trump voleva sostituire in forza di presunte irregolarità legate ai mutui ipotecari; dall'altro, e senza troppi giri di parole, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dallo stesso Trump contro la condanna che lo obbliga a risarcire la giornalista E. Jean Carroll con cinque milioni di dollari per abusi sessuali e diffamazione.

Due pronunce che, se lette insieme, restituiscono l'immagine di una presidenza che si scontra con i contrappesi del sistema giudiziario, proprio mentre quel sistema sembra aprirle scenari inediti di potere.

La Fed tiene duro: Cook resta alla guida della vigilanza monetaria

Il verdetto sul licenziamento di Lisa Cook, in particolare, assume un significato che travalica il caso singolo, perché arriva nello stesso giorno in cui la Corte Suprema, con un'altra decisione, ha di fatto ampliato i poteri del presidente sulle agenzie indipendenti autorizzando il licenziamento senza giusta causa di un commissario della Ftc.

Sembrerebbe una contraddizione in termini, e invece è proprio questa doppia anima della sentenza a delineare i confini della partita: da una parte i giudici concedono a Trump una leva più forte sull'apparato federale, dall'altra gli negano la possibilità di mettere le mani sulla banca centrale americana.

La maggioranza che si è espressa a favore della governatrice, va detto, non ha basato la propria decisione su una valutazione nel merito delle accuse mosse da Trump – secondo le quali Cook avrebbe commesso irregolarità nei mutui – ma ha piuttosto privilegiato un principio di cautela istituzionale, lasciando intendere che la rimozione di un membro del board della Fed non può essere decisa con la leggerezza che il presidente avrebbe voluto imporre.

Lo schiaffo della Corte sull'indipendenza della banca centrale

La battuta d'arresto, per quanto temporanea, rappresenta un segnale potente per tutti gli osservatori: l'indipendenza della Federal Reserve, cardine del sistema finanziario statunitense, resiste anche quando il presidente della Repubblica cerca di scardinarla con argomenti che appaiono, agli occhi della magistratura, perlomeno fragili.

La decisione, presa con cinque voti a favore di Cook e quattro contrari, non solo preserva il ruolo della governatrice ma evidenzia anche una spaccatura interna alla stessa Corte, dove il fronte più conservatore non è riuscito a compattarsi intorno alla linea voluta dalla Casa Bianca.

In questo senso, la pronuncia potrebbe avere effetti duraturi sul modo in cui la Fed si relazionerà con l'esecutivo nei prossimi anni, perché ribadisce un principio che molti davano per scontato ma che, con un presidente come Trump, era finito sotto scrutinio: la banca centrale non si tocca, almeno non con le motivazioni addotte finora.

Carroll, la condanna diventa definitiva: Trump dovrà pagare 5 milioni

Sul fronte del ricorso contro la sentenza che lo condanna per abusi e diffamazione nei confronti della giornalista E. Jean Carroll, la Corte Suprema è stata ancora più netta, dichiarando inammissibile l'appello presentato a novembre senza nemmeno entrare nel merito della vicenda. Si chiude così, sul piano giudiziario, una storia che risale al 2023, quando una giuria popolare ritenne Trump responsabile di aggressione sessuale e diffamazione, fissando il risarcimento in cinque milioni di dollari.

Il presidente aveva sperato di ribaltare quella decisione facendo leva sulla Corte Suprema, ma i giudici – pur nella loro composizione a maggioranza conservatrice – hanno scelto di non concedergli l'ultima parola, di fatto rendendo definitiva una condanna che peserà non poco sull'immagine pubblica di un capo di Stato già abituato a convivere con i tribunali.

Il verdetto di oggi arriva da Roma, dove i media americani hanno seguito con attenzione l'evolversi della vicenda: l'inammissibilità del ricorso chiude ogni spazio di manovra per l'ex tycoon, che ora dovrà corrispondere alla giornalista la somma stabilita, salvo imprevisti legati a eventuali ulteriori margini di ricorso che al momento non risultano all'orizzonte.

La doppia strada della giustizia: sì al controllo, no all'assalto alla Fed

In definitiva, le due decisioni della Corte Suprema tracciano un solco netto tra ciò che Trump può fare e ciò che gli è precluso, anche all'interno di un quadro giuridico che, va detto, gli riconosce poteri sempre più estesi sulla macchina amministrativa. La sentenza che autorizza il licenziamento senza giusta causa di un commissario della Ftc mostra come i giudici conservatori siano disposti ad accompagnare il presidente in un'opera di riorganizzazione profonda dell'apparato federale, purché non si tocchino i gangli vitali del sistema economico.

La Fed, con la sua autorevolezza e la sua funzione di vigilanza monetaria, resta fuori dalla portata delle manovre di Palazzo, e la permanenza di Lisa Cook al board ne è la prova più evidente. Dall'altro lato, la condanna per il caso Carroll si trascina ormai da anni e la Corte Suprema, anche in questo caso, ha scelto di non interrompere il corso di una giustizia che ha già espresso il suo verdetto in primo grado e in appello.

Due colpi, quindi, che il presidente incassa in una sola giornata, mentre il suo rapporto con il potere giudiziario si conferma uno dei terreni più accidentati del suo mandato.

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