Inflazione, il caro-prezzi del cibo non dà tregua: "Pesano il clima e l’avversione al rischio"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Malgrado l’inflazione generale in Italia si mantenga stabile all’1,7%, come confermano i dati Istat di luglio 2025, il settore agroalimentare continua a registrare aumenti significativi, con il cosiddetto "carrello della spesa" – che comprende generi alimentari e prodotti per la casa e la persona – in salita del 3,4%. Un divario che preoccupa, soprattutto perché, come sottolinea Legacoop Agroalimentare, le cause sono molteplici e difficili da contrastare.
"Oltre il 50% dei consumatori ammette di dover razionalizzare gli acquisti, anche quelli essenziali", spiega il presidente di Legacoop Agroalimentare, Maretti, evidenziando però come, nonostante la domanda sia orientata al risparmio, l’offerta rimanga rigida. "In campagna c’è una crescente avversione al rischio, che frena nuovi investimenti: gli imprenditori agricoli devono fare i conti con troppe incertezze, a partire dalle condizioni climatiche sempre più imprevedibili".
A pesare, infatti, è soprattutto il clima, con fenomeni estremi che compromettono i raccolti e alterano gli equilibri produttivi. Il settore ittico, per esempio, è in affanno: la proliferazione del granchio blu e l’aumento delle temperature delle acque stanno mettendo in crisi la produzione di vongole, già ridotta negli ultimi anni.
Se si guarda all’andamento dei prezzi dal 2021, emergono rincari che hanno cambiato le abitudini di spesa delle famiglie. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, la guerra in Ucraina e le conseguenze della pandemia hanno portato a un accumulo di aumenti che, in alcuni casi, superano i 500 euro annui a nucleo familiare. A luglio, alimenti e bevande hanno segnato un +3,9%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale, confermando una tendenza che non accenna a invertirsi.




