L’inflazione non dà tregua: frutta, carne e vacanze pesano sul bilancio delle famiglie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I dati definitivi pubblicati oggi dall’Istat confermano ciò che i consumatori avvertono da mesi: la spesa quotidiana continua a erodere il potere d’acquisto, nonostante l’inflazione sembri ormai sotto controllo. A giugno, l’indice generale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dell’1,7% su base annua, in lieve crescita rispetto all’1,6% di maggio. Se da un lato il rallentamento rispetto ai picchi del 2022-2023 rassicura gli economisti, dall’altro i rincari colpiscono proprio le voci più sensibili: alimentari e servizi ricreativi, che incidono direttamente sul bilancio domestico.

A trainare l’aumento sono soprattutto frutta fresca (+5,1%), carne (+3,8%) e i pacchetti turistici, che in vista dell’estate hanno subito una vera e propria impennata. Un dato che si scontra con la stagnazione dei salari: tra il 2019 e il 2024, le retribuzioni sono cresciute dell’8,3%, mentre i prezzi sono balzati del 17,4%, lasciando gli italiani con un potere d’acquisto ridotto di oltre nove punti percentuali. «Il carrello della spesa si è mangiato i salari», si legge in un’analisi che fotografa una situazione ormai strutturale, nonostante il governo eviti di affrontare il tema direttamente.

A Verona, come in altre città, l’estate si annuncia particolarmente dura per i consumatori. I rincari sui servizi ricettivi e sui trasporti rischiano di trasformare le ferie in un lusso per pochi, mentre la spesa alimentare diventa ogni giorno più onerosa. Eppure, come spesso accade, la politica preferisce concentrarsi su altri fronti. La maggioranza guidata da Giorgia Meloni ha adottato una linea chiara: ignorare le notizie scomode, a meno che non possano essere strumentalizzate per sostenere narrazioni di successo.

L’inflazione, del resto, non è l’unico problema che grava sulle famiglie. Il cosiddetto “boom occupazionale” celebrato dal governo nasconde in realtà un aumento del lavoro precario e mal retribuito, che non compensa la perdita di valore dei redditi. Mentre l’Istat diffonde numeri che raccontano un’Italia sempre più stretta nella morsa dei costi, Palazzo Chigi sembra volgere lo sguardo altrove, preferendo un racconto ottimista che però fatica a trovare riscontro nella realtà dei fatti.

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