Piazza Affari chiude in ribasso, pesano le tensioni in Medio Oriente nonostante la tregua di Trump
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Redazione Economia
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La settimana si chiude con il segno meno per Piazza Affari, che archivia l’ultima seduta in territorio negativo allineandosi alla scia ribassista dei principali listini europei. Alle 10.40, l’indice Ftse Mib cedeva l’1,03% attestandosi a 43.253 punti, all’interno di un range di oscillazione piuttosto ampio – tra un minimo di 43.200 e un massimo di 43.881 punti – che ha raccontato la volatilità di una giornata iniziata con timidi tentativi di recupero. Nella stessa fascia oraria, il Ftse Italia All Share registrava un calo dello 0,98%, mentre le perdite si attenuavano solo lievemente per gli altri comparti, con il Ftse Italia Mid Cap in flessione dello 0,48% e lo Star Index in calo dello 0,58%.
La tregua annunciata da Trump non basta a placare gli investitori
L’avvio di giornata aveva fatto sperare in una direzione opposta: le borse europee, sulla scia delle dichiarazioni provenienti da Washington, si preparavano a un’apertura in rialzo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva infatti deciso di posticipare al 6 aprile l’attacco contro le infrastrutture energetiche iraniane, una mossa interpretata come un tentativo di allentare la morsa per lasciare spazio ai negoziati. Una proroga di dieci giorni, quella concessa all’Iran, che per qualche ora aveva risollevato l’umore dei mercati. A Milano, il Ftse Mib si era portato poco sopra la parità, aggrappandosi ai rialzi di Nexi (+1,5%) e Terna (+1,4%), seguiti da Italgas e Snam. Tuttavia, il clima di incertezza si è rivelato più radicato del previsto: la tregua verbale non ha trovato riscontro nei fatti, con la stampa internazionale che ha continuato a riferire di combattimenti in corso, minando alla base la fragile fiducia appena ricostruita.
Macrovariabili e settori, il petrolio sale mentre Milano inverte la rotta
A complicare ulteriormente il quadro, e a contribuire all’inversione di tendenza di Piazza Affari, hanno concorso anche le dinamiche delle macrovariabili. Il petrolio, infatti, ha reagito con un deciso rialzo attestandosi intorno all’1%, un movimento che solitamente genera ripercussioni contrastanti su un mercato già appesantito dalle preoccupazioni geopolitiche. Se da un lato l’energia corre, dall’altro il timore di un ampliamento del conflitto in Medio Oriente e delle sue conseguenze sull’economia globale continua a pesare sugli investitori, vanificando il sollievo temporaneo offerto dal rinvio dell’ultimatum. Nel listino milanese, il sentiment si è deteriorato rapidamente: dopo i guadagni iniziali, titoli come StMicroelectronics hanno ripiegato perdendo l’1,4%, mentre Saipem ha ceduto un punto percentuale. In calo anche Buzzi e Prysmian, entrambe con un arretramento dello 0,9%, a conferma della difficoltà del mercato a mantenere la rotta nonostante la buona partenza.
La seduta si chiude in linea con l’Europa, l’indice principale sotto i 43.300 punti
Il finale di seduta ha consolidato il quadro negativo: l’Euro Stoxx 50 ha registrato una flessione dello 0,1%, ma a Milano il tono si è rivelato più marcato. Il Ftse Mib ha archiviato la giornata con un arretramento dell’1,04%, fermandosi a 43.248 punti, un livello che conferma la fragilità della piazza finanziaria italiana di fronte agli attuali equilibri internazionali. La volatilità iniziale, seguita da un tentativo di aggancio alla parità, ha lasciato spazio a una discesa netta, priva di particolari scossoni ma costante, sintomo di una presa di coscienza da parte degli operatori: il rinvio dell’azione militare rappresenta solo una pausa, non una soluzione. E mentre le principali borse europee seguivano la stessa traiettoria ribassista, Piazza Affari ha visto accentuarsi le vendite su alcuni dei suoi principali titoli, segnando una chiusura settimanale all’insegna della prudenza più che del recupero.




