Piazza Affari in rosso, il petrolio sale e lo Stretto di Hormuz diventa un nuovo fronte caldo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La prima seduta settimanale dei mercati finanziari europei si apre all’insegna della cautela, quando non di un vero e proprio arretramento, e Piazza Affari – lungi dal rappresentare un’eccezione – segue la stessa scia ribassista che sta interessando le principali borse del continente. Alle ore 11.55 il Ftse Mib, l’indice di riferimento di Borsa Italiana, segnava una flessione dello 0,75%, attestandosi a 47.254 punti, dopo aver oscillato – nel corso della mattinata – tra un minimo di 47.149 e un massimo di 47.346. Lo stesso andamento, seppur con variazioni percentuali di poco conto, è stato registrato dal Ftse Italia All Share, in calo dello 0,76%. A pesare sul sentiment degli investitori non è tanto una congiuntura economica interna, quanto piuttosto l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, una regione dove ogni scintilla rischia di propagarsi rapidamente lungo le catene globali dell’approvvigionamento energetico.
Lo Stretto di Hormuz nel mirino, e i mercati tremano
La notizia che ha fatto precipitare l’umore delle piazze finanziarie – e che spiega le vendite diffuse sui listini azionari – riguarda l’ordine impartito dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di procedere al blocco dello Stretto di Hormuz. Un provvedimento che, stando alle prime ricostruzioni, dovrebbe entrare in vigore già nella giornata di oggi, dopo il fallimento dei colloqui di cessate il fuoco tenutisi nel fine settimana tra la delegazione statunitense e quella iraniana. I negoziati, ospitati in Pakistan, non hanno prodotto l’intesa sperata, e la reazione di Washington è stata immediata: chiudere uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto destinati ai mercati occidentali e asiatici. Il futuro sull’Euro Stoxx 50 ha già inrato questa prospettiva, viaggiando in ribasso dell’1,2%.
Petrolio in rialzo, e i titoli oil corrono a Piazza Affari
Proprio la minaccia di un’interruzione – o anche solo di una contrazione – dei flussi di greggio provenienti dal Golfo Persico ha innescato un meccanismo opposto a quello che ha colpito i listini azionari: il prezzo del petrolio è schizzato verso l’alto, e con esso i titoli del comparto energetico. A Milano, quindi, nonostante l’intonazione negativa del Ftse Mib, non mancano le eccezioni di rilievo. Eni, Pirelli e Tim – quest’ultima osservata con attenzione per ragioni che esulano dal contesto energetico – sono finite sotto la lente degli analisti, ma a beneficiare della corsa del greggio sono state soprattutto le società legate all’oil & gas. Parallelamente, Poste Italiane ha messo a segno un rialzo, segno che la selezione dei titoli difensivi – o comunque non esposti direttamente alle oscillazioni del costo dell’energia – sta orientando parte della liquidità in fuga dai comparti più ciclici.
Il quadro tecnico del Ftse Mib: una correzione temporanea senza affanni
Se si guarda al comportamento dell’indice milanese nella seduta di chiusura del 13 aprile – una giornata definita “trascurata” dagli analisti, con un timido -0,17% – emerge un quadro tecnico che, nonostante le ultime turbolenze, non sembra aver subito lesioni strutturali. Il target di breve periodo individuato dalla curva rimane fissato a 48.287 punti, mentre il rischio di una discesa – ipotizzata fino a 46.090 – viene interpretato come una correzione temporanea, destinata a non pregiudicare la buona salute del trend corrente. Le attese, per chi legge i grafici, restano orientate verso un’estensione della trendline rialzista, con un successivo obiettivo a quota 50.485. Tradotto: il mercato sconta le tensioni geopolitiche, ma la struttura portante del Ftse Mib – al netto delle scosse di questa settimana – non mostra ancora segni di cedimento.




