Dubbi su Hormuz, l’Europa trema per l’energia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il prezzo del petrolio tocca i massimi da gennaio, crescendo del 4% dopo l’escalation tra Stati Uniti e Iran, l’Europa si scopre vulnerabile. Il vecchio continente, già stretto nella morsa della dipendenza energetica, non può permettersi un conflitto allargato in Medio Oriente, dove si gioca una partita cruciale per gli approvvigionamenti. A preoccupare, in particolare, è lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio globale di idrocarburi: attraverso quel corridoio marittimo, largo appena 33 chilometri, transita il 20% del petrolio mondiale e oltre il 25% del gas liquefatto, soprattutto qatarino. E proprio dal Qatar arriva una parte del gnl che alimenta i fornelli italiani ed europei.

La tensione è salita dopo i raid americani del 21-22 giugno contro le installazioni nucleari iraniane, una mossa che ha spinto il Brent oltre gli 80 dollari al barile. Sebbene Trump abbia confermato una tregua tra Israele e Iran, i mercati restano nervosi. Teheran, dal canto suo, ha rilanciato con la minaccia di chiudere Hormuz, anche se molti analisti dubitano che possa farlo senza tagliarsi le gambe da sola. «In questa fase è impossibile prevedere le mosse dell’Iran», osservano fonti diplomatiche, mentre Unimpresa ricorda che il blocco dello stretto avrebbe effetti devastanti, colpendo soprattutto il gnl, più difficile da reindirizzare via terra rispetto al greggio

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