Aderire al concordato preventivo biennale: scadenze, calcoli e criticità

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale (CPB) o intendono farlo entro il 30 settembre devono considerare con attenzione le disposizioni dell’art. 20 del D.Lgs. n. 13/2024, che disciplina il calcolo degli acconti. La mancata osservanza di queste regole, spesso complesse, potrebbe comportare errori nel pagamento delle imposte, esponendo a sanzioni.

Un elemento cruciale, soprattutto nella compilazione del modello Redditi 2024, è il legame tra il CPB e gli indicatori di sintesi di affidabilità (ISA). Chi ha cause di esclusione dall’applicazione degli ISA per il 2024, infatti, non potrà accedere al concordato per il biennio 2025-2026. Si tratta di un vincolo stringente, che limita l’accesso allo strumento per chi, ad esempio, ha presentato dichiarazioni tardive o irregolari.

La pubblicazione del decreto del Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 aprile 2025, che dà attuazione al CPB per il prossimo biennio, potrebbe spingere molti a valutare con maggiore attenzione questa opportunità. Rispetto al passato, il sistema è ora più chiaro, avendo già un anno di sperimentazione alle spalle. Possono aderire al concordato 2025-2026 i contribuenti che nel 2024 hanno applicato gli ISA e operano principalmente nei settori dell’agricoltura, della manifattura, dei servizi, delle professioni o del commercio, purché in ambiti coperti dagli indicatori approvati.

Tuttavia, non mancano le criticità. L’articolo 9 del Dlgs n. 81, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno scorso, ha introdotto nuove cause di esclusione e cessazione dal CPB per i lavoratori autonomi, inclusi quelli associati in società professionali. Le nuove norme, che riguardano anche avvocati e altre categorie, potrebbero creare difficoltà per chi opera in regime di collaborazione o in forme societarie, sollevando dubbi sull’equilibrio tra fiscalità e privacy.

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