Concordato preventivo biennale, criticità e rischi
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Redazione Economia
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Con la scadenza imminente del concordato preventivo biennale, prevista per la fine di ottobre, emergono numerose criticità che mettono in discussione l'efficacia e la praticabilità di questa misura. Secondo Cataldi (UNGDCEC), Nucera (ADC) e Ginevra (AIDC), l'attuazione del concordato preventivo biennale richiederebbe un quadro normativo chiaro e stabile, che permetta ai contribuenti e ai professionisti di comprendere e valutare ogni risvolto della misura. Tuttavia, le istituzioni sembrano non aver tenuto conto del tempo necessario per una corretta valutazione, dimostrando un atteggiamento poco rispettoso verso i contribuenti.
La situazione è resa ancora più critica dal recente appello al Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) da parte dell'Ordine nazionale dei commercialisti, che ha richiesto una proroga dei tempi considerati troppo stretti per gestire le richieste di quasi 5.000 contribuenti aventi diritto. Tra questi, le piccole e medie imprese italiane con ricavi non superiori a 5 milioni di euro, i liberi professionisti e le partite IVA a regime forfettario.
Gli operatori del settore lamentano di aver avuto pochissimi giorni per valutare le posizioni dei loro clienti, convocarli, spiegare loro la situazione e raccogliere il consenso o meno all'adesione. Inoltre, il sito dell'Agenzia delle Entrate, che ha reso disponibili le richieste dell'erario per chi deciderà di aderire, sembra essere ancora in una versione provvisoria e, nei giorni scorsi, è stato bloccato per alcune ore per correggere errori di calcolo.
Federcontribuenti ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro il concordato preventivo biennale, avvertendo i cittadini dei rischi associati a questa misura.




