Il decreto energia non convince il mercato, giù i titoli del settore come Enel e A2a
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Redazione Economia
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L’attesa per il nuovo decreto energia, il cui approdo in Consiglio dei ministri è previsto per mercoledì 18 febbraio, si sta traducendo, sui mercati finanziari, in una raffica di vendite che hanno preso di mira i titoli del comparto utility e, più in generale, dell’energia. Sul listino principale di Piazza Affari, le performance di Enel e A2a viaggiano in territorio ampiamente negativo, trascinando con sé, seppur con flessioni meno marcate, anche realtà come Snam e Terna -4-8. Il provvedimento, un Corposo testo di dodici articoli che il governo ha messo a punto con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il peso delle bollette per famiglie e imprese, contiene al suo interno una serie di misure che, agli occhi degli investitori, appaiono tutt’altro che neutrali per i conti delle aziende del settore.
La bozza del decreto, che stando alle indiscrezioni dovrebbe mobilitare risorse per un ammontare complessivo compreso tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro, prevede interventi di diversa natura -2. Da un lato, si collocano gli aiuti immediati per i consumatori domestici: un fondo di 315 milioni di euro è stato stanziato per l’anno in corso al fine di riconoscere un bonus straordinario di 90 euro in bolletta ai nuclei familiari già titolari del bonus sociale, mentre una ulteriore forma di sconto, legata alla componente energetica, potrebbe essere estesa a coloro che, pur non rientrando nella fascia del bonus, possiedono un Isee non superiore ai 25mila euro -2-6. Dall’altro lato, e qui risiede il nodo cruciale che spiega il nervosismo degli operatori, il testo introduce meccanismi di intervento più strutturali, andando a toccare i complessi ingranaggi che determinano il prezzo finale dell’energia all’ingrosso e, di riflesso, i ricavi dei produttori.
Il nodo della formazione del prezzo e l’impatto sui titoli
Ciò che preoccupa il mercato, e che ha innescato le vendite sui titoli del settore, è la direzione intrapresa dal legislatore per conseguire l’obiettivo del caro-bollette. Il provvedimento punta infatti a modificare alcuni dei meccanismi sottostanti la formazione del Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità, in particolare per quel che riguarda l’incidenza del costo delle emissioni inquinanti. L’idea di neutralizzare l’impatto del sistema Ets (Emission Trading System), il mercato europeo delle quote di CO2, sul prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti fossili, se da un lato potrebbe portare a una riduzione del Pun, dall’altro rischia di comprimere i margini delle imprese che producono energia da fonti rinnovabili, come Enel, A2a o Erg, il cui ricavo è direttamente ancorato al prezzo di vendita dell’energia sul mercato -8. Una simile operazione, peraltro, presenta profili di complessità attuativa non indifferenti, richiedendo un confronto serrato con la Commissione Europea e rischiando di scontrarsi con le opposizioni delle industrie energivore e dei piccoli produttori, ciascuno portatore di interessi specifici e talvolta contrapposti -4.
Le reazioni del comparto e il caso idroelettrico
A questa incertezza generale, si aggiungono poi partite specifiche che alimentano ulteriormente la volatilità. Tra i temi caldi sul tavolo, oltre alla riforma del mercato, vi è la delicata questione del rinnovo delle concessioni idroelettriche. In Lombardia, un incontro tenutosi tra A2A, Edison, il presidente della Regione Attilio Fontana e i rappresentanti di Federacciai e Confindustria Lombardia ha cercato di delineare una soluzione condivisa. L’ipotesi al vaglio prevedrebbe la cessione, da parte dei concessionari, di una quota pari al 15% della produzione idroelettrica a un prezzo calmierato, destinandola proprio alle imprese energivore della regione -8. Una misura, questa, che se da un lato rappresenterebbe un sostegno tangibile per l’industria, dall’altro introdurrebbe un ulteriore elemento di vincolo e di potenziale riduzione dei ricavi per i gestori degli impianti, complicando un quadro già di per sé complesso e oggetto di dispute politiche e giudiziarie da anni.
L’incertezza regolatoria e la fiducia degli investitori
La reazione negativa del listino, con Enel e A2a in sofferenza, non va letta quindi solo come il timore per un singolo intervento, ma come il riflesso di una più ampia percezione di instabilità del quadro normativo. Gli analisti di Intermonte e Banca Akros hanno sottolineato come la bozza del decreto stia generando critiche trasversali, e come una revisione unilaterale delle regole di mercato, seppur guidata dalla necessità di proteggere consumatori e imprese dalla morsa dei prezzi energetici, rischi di scoraggiare gli investimenti in un comparto che, secondo Elettricità Futura, ha in programma investimenti per decine di miliardi di euro nel prossimo triennio -4-8. Il timore di fondo, per chi opera nel settore, è che modifiche improvvise e retroattive possano alterare in modo significativo piani industriali costruiti su prospettive di lungo termine, rendendo più complesso il calcolo dei rendimenti futuri e, di conseguenza, più oneroso l’accesso al credito per finanziare nuove infrastrutture, proprio nel momento in cui la transizione ecologica richiederebbe invece stabilità e chiarezza di indirizzo.




