Il caso Minetti e la richiesta di informazioni all’Uruguay: l’Interpol nel mirino tra adozioni contestate e fantasmi giudiziari
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Redazione Interno
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L’onda lunga della grazia concessa a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale legata all’inchiesta “Ruby”, continua a sollevare polvere ben oltre i confini nazionali, addentrandosi ora nelle intricate maglie di un’adozione internazionale che ha assunto i contorni di un giallo giudiziario. Nelle ultime ore, infatti, l’Italia ha ufficialmente varcato la soglia della cooperazione internazionale, inoltrando all’Uruguay – tramite i canali dell’Interpol – una richiesta formale di informazioni che mira a fare chiarezza su un iter adottivo giudicato anomalo da più parti. La notizia, riportata con dovizia di particolari dal media uruguaiano Telenoche, specifica che l’inchiesta della procura generale di Milano non si limita a sondare la regolarità burocratica del caso, ma si spinge fino a tentare di ricostruire il destino di due figure chiave, avvolte in un alone di oscurità: la madre biologica del bambino, una donna attualmente risultata irreperibile o scomparsa, e gli avvocati della famiglia d’origine, anch’essi deceduti nel corso di una vicenda che in Sudamerica è tuttora oggetto di accertamenti autonomi.
Tra ranch esclusivi e medici di fiducia: i dettagli dell’indagine
Mentre il sostituto procuratore generale di Milano, Gaetano Brusa, ha dichiarato di non aver mai assistito a una dinamica simile nei suoi quarant’anni di carriera – ammettendo la possibilità di una revisione totale del parere favorevole già espresso – gli inquirenti stanno mettendo sotto torchio ogni singolo documento prodotto dalla coppia. In particolare, il tribunale di Venezia aveva dichiarato efficace l’adozione basandosi sullo stato di abbandono del minore, ma le nuove verifiche puntano a stabilire se la patologia genetica del bambino sia stata strumentalizzata per accelerare i tempi o addirittura se quest’ultimo fosse realmente senza una rete familiare. A gettare benzina sul fuoco ci pensa la ricostruzione fornita dalla difesa, secondo cui il piccolo non sarebbe stato visitato nei grandi nosocomi pubblici di Padova o al San Raffaele, bensì da professionisti di fiducia della coppia; una scelta, questa, che ha reso difficoltoso per i magistrati tracciare una linea certa tra le reali necessità cliniche del minore e l’esigenza di costruire un dossier umanitario efficace ai fini della grazia presidenziale.
L’uruguaiano che difende l’iter e la madre irreperibile
Sul fronte sudamericano, mentre il ranch “Gin Tonic” di José Ignacio resta un tassello cruciale delle indagini – l’Interpol sta vagliando i registri degli spostamenti della coppia e la presunta presenza di escort nella tenuta – emergono posizioni contrastanti che complicano il quadro. Pablo Abdala, ex presidente dell’Inau, l’ente statale uruguaiano preposto alle adozioni, ha difeso la correttezza della procedura, sostenendo che l’affidamento sia avvenuto nel pieno rispetto della legge e che il bambino avesse sviluppato un legame affettivo con i Cipriani ben prima della ratifica giudiziale. Tuttavia, la stessa tv Telenoche ha rilanciato la testimonianza di un’altra coppia di Maldonado, la quale giura di aver accudito quel bambino per ben due anni, condividendo con lui le festività natalizie, prima che l’Inau lo destinasse improvvisamente alla famiglia italiana, come se l’esito della pratica fosse già stato deciso in partenza. In mezzo a queste acque agitate, la procedura fatica a procedere anche a causa della scomparsa della madre biologica, un elemento che impedisce di chiudere definitivamente il cerchio sul reale consenso alla separazione e che costringe la magistratura a procedere per esclusione in un’indagine dove i testimoni viventi sembrano dissolversi uno dopo l’altro.
I fantasmi di Ibiza e l’ombra lunga del passato
Non solo Uruguay, però. Le verifiche delegate all’organizzazione internazionale di polizia si stanno estendendo anche a Ibiza, dove – secondo alcuni stralci delle inchieste giornalistiche che hanno smosso il caso – l’ex Olgettina sarebbe tornata a frequentare ambienti mondani poco compatibili con il profilo di “madre esemplare in riscatto” dipinto nella richiesta di clemenza. Il procuratore generale Francesca Nanni non ha usato mezzi termini per descrivere la gravità degli interrogativi aperti, sottolineando come la Procura abbia agito in autonomia e sulla base dei documenti allora disponibili, senza però escludere che i nuovi approfondimenti possano ribaltare completamente le precedenti valutazioni. In attesa che il Ministero della Giustizia e il Quirinale ricevano il supplemento d’indagine – come richiesto dallo stesso presidente Mattarella dopo le rivelazioni stampa – l’unica certezza, per ora, è che la vicenda giudiziaria dell’ex consigliera è ben lontana dall’epilogo, e che il tentativo di consegnare ai sociali l’ombra di Ruby si è trasformato, per l’Italia e l’Uruguay, in un rebus diplomatico dai contorni foschi.




