La notte di Lisbona si ferma per l'ennesimo caso di razzismo: Vinicius accusa Prestianni
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Redazione Sport
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Il calcio europeo si è fermato ieri sera all'Estadio da Luz, ma non per celebrare la rete di Vinicius Junior, quanto piuttosto per assistere all'ennesimo, vergognoso episodio di presunto razzismo che ha macchiato il terreno di gioco di Lisbona. Al cinquantunesimo minuto del secondo atto dei playoff di Champions League tra Benfica e Real Madrid, un match che già di per sé viveva sulla scia della tensione per la pesante sconfitta subita dai blancos nello stesso stadio circa un mese fa, l'aria è diventata irrespirabile. L'attaccante brasiliano, autore poco prima di un gol che per fattura avrebbe meritato di essere il solo protagonista della cronaca, ha fermato il gioco correndo verso il direttore di gara francese François Letexier con un'accusa gravissima: Gianluca Prestianni, giovane argentino del Benfica, lo avrebbe insultato chiamandolo “scimmia”. Un gesto, quello dell'argentino, che nel parapiglia seguito all'esultanza provocatoria di Vinicius – un balletto sotto il settore dei tifosi di casa – si sarebbe coperto la bocca con la maglietta per rivolgergli l'epiteto, come a voler nascondere le proprie parole e la propria codardia, se le parole del brasiliano troveranno riscontro.
La reazione del numero sette del Real Madrid è stata immediata e viscerale, frutto di una storia personale che in Spagna lo ha visto troppe volte bersaglio di cori e offese razziste. Dopo aver indicato Prestianni all'arbitro, Vinicius si è diretto verso la panchina, parlando brevemente con l'allenatore avversario José Mourinho prima di accomodarsi addirittura in quella del Real Madrid, in un gesto chiaro di chi non aveva intenzione di proseguire. La sua squadra, con Kylian Mbappé in prima linea, ha minacciato di abbandonare il campo, costringendo Letexier ad attivare il protocollo anti-razzismo della FIFA, un meccanismo in tre livelli che il francese ha azionato al primo stadio: braccia incrociate a formare una X, altoparlanti che hanno intimato di cessare ogni comportamento razzista, e una partita rimasta sospesa per circa dieci minuti prima di riprendere tra i fischi assordanti del pubblico di casa -5-8.
Il dopo-gara tra social network e botta e risposta a distanza
Nell'epilogo della partita, che ha visto i madrileni portare a casa la vittoria per uno a zero e l'allenatore portoghese Mourinho venire espulso per proteste, la vicenda si è spostata inevitabilmente nel tribunale dei social media e delle dichiarazioni post-partita. Vinicius, con un post su Instagram che ritraeva la sua esultanza, ha voluto dare la sua versione con parole pesanti come macigni: “I razzisti sono, soprattutto, dei codardi. Hanno bisogno di coprirsi la bocca con la maglietta per dimostrare quanto sono deboli”, un chiaro riferimento al gesto di Prestianni. Ma l'attaccante brasiliano non si è fermato alla sola accusa verso il diretto antagonista, allargando il tiro in una maniera che apre scenari ben più ampi e preoccupanti: “Ma hanno, al loro fianco, la protezione di coloro che, teoricamente, sono obbligati a punire. Oggi non è successo nulla di nuovo”, un'affermazione, la sua, che sposta il mirino dalle persone agli apparati, a quei meccanismi di giustizia sportiva che troppo spesso – e non solo nel suo caso – vengono percepiti come lenti o inefficaci -3-7.
La risposta del diretto interessato non si è fatta attendere. Gianluca Prestianni, attraverso una storia sul proprio profilo Instagram prontamente rilanciata e supportata dal club portoghese, ha respinto con decisione le accuse: “Voglio chiarire che in nessun momento ho rivolto insulti razzisti al giocatore Vinicius Junior, che purtroppo ha frainteso ciò che crede di aver sentito. Non sono mai stato razzista con nessuno”. Nella sua replica, il giovane argentino ha aggiunto un particolare non trascurabile, parlando di “minacce” ricevute da parte di alcuni calciatori del Real Madrid, un riferimento che pare andare verso Mbappé, il quale dalle telecamere era stato ripreso mentre apostrofava Prestianni in maniera piuttosto dura. Se i compagni di squadra di Vinicius, come Federico Valverde, hanno sottolineato come “coprirsi la bocca per dire qualcosa significhi che non si sta dicendo niente di bello”, la posizione del Benfica e del suo allenatore Mourinho è parsa più sfumata e, per certi versi, volta a ridimensionare la portata dell'evento -2.
Le reazioni dei protagonisti e la difficile ricerca della verità
José Mourinho, nel suo consueto stile, ha tentato di spostare il fulcro del discorso sulla condotta in campo del suo giocatore e su quella dell'attaccante avversario. Da un lato ha riferito di aver parlato con Prestianni e di aver ricevuto da lui la versione di una “provocazione normale” tra calciatori, niente a che vedere con il razzismo. Dall'altro, però, lo Special One non ha risparmiato critiche a Vinicius, reo a suo dire di aver aizzato il pubblico e i giocatori avversari con un'esultanza irrispettosa: “Quando segni un gol così, devi esultare in modo rispettoso. C'è qualcosa che non va perché succede in ogni stadio: dove gioca Vinicius, succede sempre qualcosa” -3-7. Una dichiarazione, quest'ultima, che rischia di alimentare ulteriormente la polemica, ponendo l'accento sul comportamento del brasiliano più che sulla matrice del presunto insulto subito, quasi a cercare una giustificazione a posteriori per l'accaduto.
La sensazione, mentre la UEFA raccoglierà i referti e valuterà il da farsi, è quella di un caso destinato a lasciare il segno su questa eliminatoria. Da una parte c'è un giocatore come Vinicius, la cui pazienza è ormai logora dopo anni di soprusi e che cerca una rivalsa anche attraverso una denuncia pubblica fatta con i tempi e i modi dei social network. Dall'altra c'è un giocatore di appena vent'anni, Prestianni, che si trova invischiato in un'accusa pesantissima dalla quale cerca di difendersi chiamando in causa un “fraintendimento”. Nel mezzo, il campo, con la sua verità spesso offuscata dalle parole che volano in area di rigore e che nessun microfono riesce mai a captare. Trent Alexander-Arnold, terzino del Real Madrid, ha parlato di “vergogna per il calcio” e di episodio che ha “rovinato la serata”, ma la sensazione è che la scia di questo incidente, al di là del risultato sportivo, continuerà a lungo a lasciare strascichi ben più pesanti di un semplice referto arbitrale -3.




