Il pugnale di Sandokan e la profanazione di Pamela Genini: Dolci si difende («Non è mia»), ma il Ris cerca tracce sul kukri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è un coltello qualunque quello che i carabinieri hanno estratto da un cassetto, nascosto in una vecchia credenza sistemata sotto la tettoia del deposito attrezzi nella tenuta di Francesco Dolci a Sant’Omobono Terme. L’oggetto, che per le sue dimensioni e la forma della lama – liscia, leggermente ricurva, della lunghezza di circa quaranta centimetri – somiglia a un’arma da cerimonia o a un pugnale stile “Sandokan” (tecnicamente si tratterebbe di un kukri tibetano, tradizionalmente utilizzato anche nei rituali orientali), è finito subito al centro delle indagini coordinate dalla Procura di Bergamo. L’imprenditore edile, che è ufficialmente indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa della testa di Pamela Genini, la ventinovenne uccisa a Milano lo scorso ottobre dall’ex compagno Gianluca Soncin (ora in carcere per l’omicidio), respinge qualsiasi addebito con la consueta sicurezza che lo ha contraddistinto fin dalle sue prime apparizioni televisive.

L’arma del delitto? Al Ris per gli accertamenti scientifici

I Ris di Parma hanno già preso in carico il pugnale, sottoponendolo a una serie di analisi per verificare un’ipotesi investigativa ben precisa: quella che quest’arma possa essere compatibile con il taglio netto che ha asportato la testa dal della giovane, un gesto che ha trasformato una vicenda di cronaca nera in un giallo giudiziario dai contorni ancora oscuri. «Difficile azzardare risposte» prima che la scienza parli, eppure la scelta di sequestrare proprio quell’oggetto non è stata casuale; le prime perizie necroscopiche hanno indicato che il taglio fu eseguito con una lama liscia, e il kukri trovato in casa di Dolci possiede proprio quella caratteristica. Gli inquirenti, che hanno già passato al setaccio la proprietà prelevando anche altri elementi (una bomboletta di schiuma espansa, uno scontrino per silicone multiuso, un tubo di plastica vuoto), cercano adesso tracce biologiche – sangue o tessuti – che possano incastrare l’indagato o, al contrario, fugare i sospetti su di lui.

La strategia televisiva di Dolci: «Mai vista prima, mi vogliono incastrare»

Lontano dal silenzio che solitamente accompagna chi è finito nel mirino della giustizia, Francesco Dolci ha invece scelto la via opposta: quella della controffensiva mediatica. Intervistato nei giorni scorsi nel corso di una trasmissione nazionale, l’uomo ha mostrato di avere «il proverbiale pelo sullo stomaco», ribadendo la sua estraneità ai fatti con un argomento che ripete come un mantra. «Non l’ho mai vista prima – ha detto riferendosi al pugnale –, me ne sarei accorto, perché non è un coltello ma è proprio una spada. Con un’arma del genere si rischiano due anni e io non terrei mai in casa una cosa del genere senza denunciarla». Poi l’affondo, la tesi del complotto: secondo Dolci, qualcuno avrebbe introdotto il kukri nella sua proprietà allo scopo di «incastrarlo», trasformandolo in un capro espiatorio. Una difesa che, al momento, si scontra però con i rilievi oggettivi degli investigatori, i quali hanno già convocato numerosi testimoni per ricostruire gli spostamenti dell’indagato in due finestre temporali precise.

I tempi della macabra scoperta e le verifiche in corso

La prima finestra temporale, quella che interessa maggiormente gli inquirenti, va dal 27 ottobre al 2 novembre; è in quei giorni, secondo le prime risultanze medico-legali, che sarebbe avvenuta la violazione del sepolcro presso il cimitero di Strozza (dove Pamela era stata tumulata dopo il funerale). La seconda, invece, riguarda il periodo a ridosso del 23 marzo, quando la famiglia della vittima – durante le operazioni di traslazione del feretro verso la cappella di famiglia – fece la macabra scoperta che il era stato decapitato e la testa era sparita. Dolci, che non si è mai sottratto alle telecamere (e anzi ha continuato a occupare il suo spazio in tv nonostante ogni apparizione aumenti il rischio di inciampi e contraddizioni), dovrà ora fare i conti con la prova regina: quella scientifica. L’esito delle analisi sul kukri, che potrebbe rivelarsi il tassello decisivo o – come sostiene la difesa – un semplice «elemento di disturbo», è atteso nei prossimi giorni.

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