Firenze seduce in medicina, ma la prima scelta è altrove. E sul "semestre filtro" continua lo scontro
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Redazione Interno
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Mentre si chiude definitivamente la procedura di assegnazione delle sedi per il cosiddetto “semestre filtro”, i dati ministeriali, di cui si è avuta notizia, rivelano un quadro articolato. L’Università di Firenze, per chi si appresta a studiare Medicina e Chirurgia, è risultata l’ateneo più gettonato in assoluto nella seconda tornata di immatricolazioni, totalizzando un ragguardevole numero di adesioni. Questo dato, che ne certifica l’appeale diffuso, viene però ridimensionato se si osserva un altro parametro, forse più indicativo della reale attrattiva: quando si valuta infatti la scelta prioritaria degli studenti, quella che esprime la volontà più netta, la stessa università scivola in classifica, piazzandosi in ottava posizione. Un fatto che dimostra come le graduatorie, ormai completate senza lasciare posti vacanti, si siano formate attraverso un meccanismo di preferenze molteplici e stratificate.
La fase di riempimento dei posti residui, stando a quanto appreso da fonti qualificate, si è conclusa con piena soddisfazione dell’offerta, azzerando i posti che erano rimasti scoperti dopo il primo giro di assegnazioni. In Lombardia, ad esempio, dove i posti da riassegnare erano relativamente pochi, l’interesse è rimasto alto. L’Università Statale di Milano, la quale aveva una manciata di posti disponibili, si è confermata un polo di richiamo fortissimo, collocandosi saldamente tra i tre atenei più desiderati. Centinaia di candidati, nonostante la esigua disponibilità, l’hanno infatti indicata come prima opzione, un segnale chiaro della sua capacità di attrazione in un contesto nazionale competitivo.
Sullo sfondo di questi risultati tecnici, che pure disegnano una geografia accademica in movimento, prosegue senza tregua lo scontro politico sulla natura della riforma. Da una parte, il ministro responsabile ha attaccato con veemenza le critiche, definendole “rumore politico” funzionale alla difesa di un sistema obsoleto, caratterizzato da quiz e corsi privati. “Si è costruito un caso mediatico”, ha affermato, sottolineando come le obiezioni siano mutate nel tempo, passando dalla presunta facilità degli esami alla loro eccessiva difficoltà, in un crescendo giudicato poco costruttivo. Dall’altra parte dell’emiciclo, l’opposizione non si è affatto arresa e continua a bollare l’intera operazione come un “bluff”, mantenendo alta l’attenzione su una delle riforme più discusse degli ultimi anni nel mondo dell’istruzione superiore.




