Gip: "Da chef Rubio critiche aspre ma non diffamazione verso Liliana Segre"
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Redazione Interno
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Le parole usate da Gabriele Rubini, noto come chef Rubio, nei confronti di Liliana Segre, seppur dure, non costituiscono diffamazione aggravata dall’odio razziale. È quanto ha stabilito il gip di Milano, Alberto Carboni, archiviando l’indagine a carico del personaggio televisivo per alcuni post social giudicati polemici ma non offensivi. "Le frasi riportate, per quanto aspre – si legge nel provvedimento – rappresentano una manifestazione argomentata del pensiero dell’autore in ordine a un tema politicamente sensibile". Il giudice ha sottolineato che i termini impiegati, benché critici, "sono continenti e non si risolvono in espressioni offensive".
Diverso il discorso per chi ha accusato la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di sterminio, "di nazismo". Carboni ha definito simili affermazioni "uno sfregio alla verità oggettiva" e "la più infamante delle offese" per chi, come Segre, ha dedicato la vita a testimoniare gli orrori della Shoah. Per questo motivo, il gip ha respinto le richieste di archiviazione relative a 86 posizioni, ordinando ulteriori accertamenti per identificare gli autori dei messaggi d’odio.
Intanto, procedono le indagini sui sette individui già imputati per insulti antisemiti rivolti alla Segre tra il 2020 e il 2021. L’imputazione coatta, disposta dal gip, li porterà in tribunale senza passare per l’udienza preliminare, mentre altri nove presunti diffamatori sono stati iscritti nel registro degli indagati. Le minacce, tuttavia, non cessano: in occasione delle celebrazioni del 25 aprile a Pesaro, città dove la senatrice trascorse parte della sua vita, nuovi episodi di ostilità sono emersi online.




