Gip archivia il caso su Chef Rubio: "Critiche aspre ma non diffamazione verso Segre"
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Redazione Interno
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Le parole usate da Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio, nei confronti di Liliana Segre, seppure dure, non costituiscono reato. È quanto ha stabilito il gip di Milano Alberto Carboni, archiviando l’accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale. Nel provvedimento, il magistrato sottolinea che le frasi contestate, benché aspre, rientrano in "una manifestazione argomentata del pensiero dell’autore su un tema politicamente sensibile", aggiungendo che "i termini usati sono continenti e non si risolvono in espressioni offensive".
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di aggressioni verbali contro la senatrice a vita, sopravvissuta alla Shoah e da anni bersaglio di attacchi antisemiti. Proprio mentre il gip disponeva l’archiviazione per Rubini, la Procura di Milano ha formalizzato l’imputazione coatta per sette persone accusate di averla insultata tra il 2020 e il 2021. Altri nove indagati, su un totale di diciassette, sono stati iscritti nel registro, mentre per altri 86 utenti non identificati sono state disposte ulteriori indagini.
Intanto, una nuova ondata di odio si è scatenata in occasione della partecipazione di Segre alle celebrazioni del 25 aprile a Pesaro, città che l’ha adottata come cittadina onoraria e dove conobbe il marito. Il Consiglio comunale ha risposto approvando all’unanimità un atto di solidarietà, condannando gli insulti e ribadendo l’adesione ai valori antifascisti. Un gesto simbolico, ma significativo, in un momento in cui la polemica online sembra non arrestarsi.




