Salis devolve il primo risarcimento per gli insulti social ai centri antiviolenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima tranche da cinquemila euro è stata già bonificata, e il messaggio – per quanto elementare nella sua formulazione – assume i contorni di una svolta giudiziaria destinata a segnare un precedente. Silvia Salis, sindaca di Genova, ha infatti incassato il primo risarcimento previsto da una delle numerose querele presentate – tramite i propri legali – contro chi, sui social network, l’ha fatta oggetto di insulti a sfondo sessista e volgarità di vario genere. «Chi mi ha dato della puttana sui social alla fine pagherà», ha dichiarato la stessa prima cittadina, annunciando la conclusione della pratica che ha portato al bonifico di cinquemila euro.

Una scelta politica, non solo simbolica

La decisione di Salis, al di là dell’aspetto strettamente riparatorio, è quella di devolvere l’intero importo ottenuto – e si tratta del primo di una serie di risarcimenti attesi, considerato il numero delle cause in corso – a un centro antiviolenza. Un gesto che trasforma il meccanismo della rivalsa personale in una forma di sostegno concreto per donne che hanno subìto violenza fisica o psicologica. «L’odio va trasformato in bene», ha aggiunto la sindaca, spiegando che l’obiettivo è far passare un messaggio molto chiaro: chi diffonde odio sui social deve essere punito. Le offese, va ricordato, non erano generiche critiche politiche, bensì attacchi diretti alla persona, privi di qualsiasi argomento sostanziale.

La strategia giudiziaria di chi amministra una città

Salis ha cominciato a sporgere denuncia in tempi non sospetti, selezionando i casi più eclatanti tra quelli in cui comparivano espressioni degradanti e violente. I legali della sindaca hanno lavorato per identificare gli autori – spesso nascosti dietro profili anonimi o semianonimi – e per ottenere un risarcimento danni che, lo ripete con chiarezza, non finirà nelle casse comunali né in tasca all’amministratrice. Sarà invece il centro antiviolenza a beneficiarne: una scelta che trasforma la vicenda da caso di cronaca giudiziaria personale a fatto di rilevanza pubblica. Non è secondario, in questa cornice, il fatto che Salis sia anche una ex atleta di livello olimpico, un dettaglio che ha esposto la sua immagine a un livello di esposizione mediatica superiore alla media.

Il meccanismo delle querele e la funzione deterrente

La somma di cinquemila euro – che rappresenta il primo risarcimento effettivamente incassato – è solo l’inizio di un’operazione più ampia: molte altre cause sono ancora in fase di definizione, e ognuna di esse potrebbe portare a ulteriori cifre similari, tutte destinate alla stessa finalità. La strategia, per usare le parole della sindaca, è quella di «far capire che chi diffonde odio paga». Un avvertimento che non si limita a un piano astratto, ma che si traduce in bonifici, atti giudiziari e sentenze. I centri antiviolenza, spesso in difficoltà di risorse, ricevono così un contributo che nasce direttamente dalla violenza verbale subìta da una donna pubblica. Il cerchio, in tal modo, si chiude su un paradosso: l’insulto sessista, una volta perseguito legalmente, si trasforma in un’arma per contrastare la violenza di genere.

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