Silvia Salis devolve ai centri antiviolenza il primo risarcimento da 5mila euro dopo la vittoria giudiziaria contro gli haters

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima cittadina di Genova, che ha avviato una serie di cause legali nei confronti di coloro che sui social network la offendono con volgarità e insulti a sfondo sessista, ha annunciato il completamento della prima procedura di risarcimento. La somma, pari a 5mila euro, non finirà nelle casse dell’amministrazione o nelle tasche della politica, ma è stata interamente destinata – come la stessa Salis ha comunicato attraverso i propri canali ufficiali – a tre strutture del territorio che si occupano di accoglienza e sostegno alle vittime di abusi.

“Chi mi ha dato della p*****a sui social – ha dichiarato senza mezzi termini la sindaca – alla fine pagherà”. La frase, volutamente cruda per rimarcare la gravità dell’accaduto, è il sigillo di una battaglia personale che la rappresentante del capoluogo ligure ha deciso di trasformare in un precedente giuridico e sociale. L’insulto, che recava una pesante accusa di natura sessuale, era comparso nei giorni in cui l’amministrazione comunale aveva avviato la sperimentazione dell’educazione sessuo-affettiva negli asili, ma la scelta di Salis è stata quella di non limitarsi a replicare a parole.

Da “leoni da tastiera” a bonifici: il costo concreto della violenza verbale

L’importo, frutto della prima di “tante querele” depositate dagli avvocati della politica, rappresenta un unicum nel panorama delle ritorsioni contro l’hate speech. Troppo spesso, chi si nasconde dietro una tastiera agisce con la presunzione dell’impunità, convinto che l’anonimato del web o la banalità del gesto possano schermare le conseguenze penali della diffamazione aggravata. Salis ha voluto smontare questa illusione: “Abbiamo definito il bonifico” – ha specificato, utilizzando un termine burocratico che rende tangibile la pena per l’aggressore. La scelta di devolvere il maltolto (o meglio, il risarcito) al centro antiviolenza “Mascherona”, all’associazione “Per Non Subire Violenza” e a “Casa Pandora Margherita Ferro” non è casuale.

La doppia violenza subita dalle donne: una riflessione che va oltre la poltrona

Nel suo intervento, trasmesso tramite video e post sui social, la sindaca ha articolato una riflessione che va al di là della sua posizione istituzionale, toccando il nervo scoperto della discriminazione di genere linguistica. “A un uomo – ha argomentato – si dice che è uno s*****o o che è un prepotente, contestandogli magari l’operato. A una donna si dice che è una ‘Barbie’ o una p*****a, svuotando di significato il suo ruolo e riducendola all’apparenza”. Questo meccanismo, che la prima cittadina definisce un “meccanismo tossico” alimentato purtroppo anche da altre donne, serve secondo lei a delegittimare la presenza femminile in ogni contesto, non solo quello politico. “Non possiamo far passare il messaggio – ha insistito – che la violenza verbale sulle donne sia una goliardata social”.

Le reazioni dei centri e la prosecuzione dell’azione legale

Il centro “Mascherona”, uno dei beneficiari della disposizione, ha già fatto pervenire il proprio ringraziamento, sottolineando come il gesto “vada oltre il valore economico” e rappresenti “un segnale chiaro che l’odio non può restare senza conseguenze”. Soddisfatta dell’esito della prima querela, Salis ha comunque avvertito che questa è solo la prima tranche: “Sono certa che altre somme arriveranno” – ha dichiarato, riferendosi alle restanti procedure giudiziarie ancora in corso. La strada intrapresa dalla sindaca trasforma quindi un episodio di cronaca nera – fatta di volgarità e misoginia digitale – in un meccanismo di riparazione economica a favore di chi subisce violenza reale, lontana dallo schermo. L’odio, nella sua personale equazione, è stato convertito in un assegno circolare che non finirà più nelle tasche di chi quelle parole le ha scritte.

Meta Description: Silvia Salis devolve 5mila euro di risarcimento da prima querela contro haters a tre centri antiviolenza di Genova. La sindaca: «L’odio va trasformato in bene».

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