Poste, trimestre da record e l’opa su Tim per creare il primo operatore mobile

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel giorno in cui Poste Italiane ha diffuso i conti del primo trimestre, migliori del previsto, l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha rivendicato con decisione il ruolo dell’azienda – ormai un polo integrato della logistica, della finanza e del digitale – nel prossimo assetto delle telecomunicazioni italiane. L’occasione, ovvero la presentazione dei risultati approvati il 6 maggio dal consiglio di amministrazione presieduto da Silvia Maria Rovere, è servita anche per alzare le stime sull’utile operativo dell’intero anno: l’obiettivo per l’ebit rettificato 2026 passa da oltre 3,3 miliardi a circa 3,4 miliardi di euro. Un incremento che, spiegano dalla società, non è fine a se stesso, perché trascina con sé le prospettive sul dividendo atteso, destinato a collocarsi nella parte alta della forchetta – tra 1,25 e 1,30 euro per azione – già comunicata in occasione del bilancio 2025.

L’offerta da 10,8 miliardi su Tim e il disegno industriale

È però sul fronte della telefonia che il gruppo guidato da Del Fante ha voluto fornire i chiarimenti più rilevanti, proprio mentre l’operazione su Tim entra nel vivo. A luglio, lo si ricorda, partirà l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 10,8 miliardi di euro, il cui perfezionamento è atteso per fine anno. Ma ciò che interessa davvero – e che è stato esplicitato ieri, 7 maggio, durante la conference call sui risultati – è il progetto a valle dell’opa: fondere le attività telco di Poste, a cominciare dall’operatore virtuale PosteMobile, con Tim Consumer. L’obiettivo, chiarito senza giri di parole dai vertici aziendali, è creare il principale operatore di telefonia mobile in Italia, un unico soggetto capace di scalare posizioni in un mercato storicamente frammentato.

89 milioni di pacchi e ricavi record: il resto della macchina non si ferma

Mentre la finanza e gli analisti si concentrano sull’evoluzione dell’opa, la macchina operativa di Poste continua a macinare numeri. Nel trimestre sono stati consegnati 89 milioni di pacchi, un volume che contribuisce a spingere i ricavi complessivi su livelli mai toccati prima. E non è un dettaglio secondario, perché la strategia di Del Fante – lo ha ribadito più volte – è proprio quella di costruire un gigante integrato dove logistica, servizi finanziari, piattaforme digitali e tlc si alimentano a vicenda. Senza una delle gambe, insomma, il progetto di operatore unico perderebbe parte della sua ragion d’essere.

Le banche d’affari rivedono i target e il mercato prende atto

All’indomani della pubblicazione dei conti – e a fronte di un utile realizzato superiore alle attese – diverse banche d’affari hanno alzato i giudizi sulla società. Il business momentum, dicono gli addetti ai lavori, rimane robusto, e le nuove guidance sull’ebit rettificato non hanno fatto che consolidare questa percezione. Del resto, Poste Italiane non si è limitata a superare le stime: ha anche indicato che il miglioramento delle prospettive operative avrà un riflesso diretto sulla cedola destinata agli azionisti. Nessuna suggestione, nessun annuncio a effetto: solo la conferma, per chi volesse vederla, che la fusione con Tim Consumer – una volta chiusa l’opa – non è un’opzione tra molte, ma la direzione già tracciata per fare di Poste la prima voce nel mercato della telefonia nazionale.

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