Le due mamme della Consulta: "La nostra battaglia contro un sopruso"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Isabella Passaglia e Glenda Giovannardi, avvocatesse di Camaiore, hanno l’emozione che spezza la voce mentre raccontano la svolta storica che ha cambiato per sempre la vita delle loro famiglie. «Una valanga di felicità è entrata nella nostra casa», dicono, riferendosi alla sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la legittimità della madre intenzionale, quella che non ha partorito ma ha voluto il figlio con la propria compagna. Da oggi, i loro bambini – una bimba di tre anni e un maschietto di due, concepiti con fecondazione eterologa a Barcellona – non saranno più discriminati.

La battaglia legale, portata avanti con tenacia, ha avuto un esito che va oltre le loro aspettative. «Non l’abbiamo fatto solo per noi», sottolineano, «ma per tutti i bambini che, come i nostri, hanno il diritto di essere riconosciuti da entrambi i genitori, senza dover affrontare iter burocratici estenuanti». La loro storia si intreccia con quella di Elisa Barbugian e Sara Quinto, la prima coppia a beneficiare concretamente della decisione della Consulta. Infermiera nel reparto di Pediatria di Padova, Elisa è diventata un simbolo involontario di questa rivoluzione giuridica.

«La Corte ha messo al centro l’interesse del minore», spiega Salvatore Curreri, costituzionalista dell’Università di Enna, «e ha colmato un vuoto legislativo che durava da anni». Le sentenze, infatti, non si limitano a riconoscere i diritti delle coppie omogenitoriali, ma stabiliscono un principio più ampio: quello della tutela del bambino già nato, a prescindere dalle modalità del concepimento.

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