Attesa per la decisione della Consulta sul fine vita
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Redazione Interno
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La Corte Costituzionale si prepara a emettere, tra qualche settimana, una nuova sentenza sul suicidio assistito, tornando per la quarta volta su un tema che divide l’opinione pubblica e scuote il dibattito etico-giuridico. Ieri, nell’aula della Consulta, si è discusso dei casi di Elena Altamira, paziente oncologica, e Romano Noli, affetto da Parkinson, accompagnati in Svizzera nel 2022 da Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Entrambi, come ha precisato la difesa, non erano sottoposti a «trattamenti di sostegno vitale classici», circostanza che rende ancora più complessa l’applicazione dell’articolo 580 del Codice penale, al centro del ricorso.
Quella norma, che punisce chi favorisce o istiga il suicidio, è stata sollevata davanti ai giudici costituzionali dal Tribunale di Milano, chiamato a valutare se sia legittimo criminalizzare chi aiuta a morire malati irreversibili, capaci di autodeterminarsi ma costretti a sofferenze insopportabili. Un nodo già affrontato nel 2019 con la sentenza 242, che aveva introdotto eccezioni per i pazienti in condizioni gravissime, seppur con limiti stringenti. Cappato, che si era autodenunciato dopo aver assistito i due, ha ribadito in aula la necessità di allargare quei criteri, sostenendo che la legge attuale costringe molti a rivolgersi all’estero, in assenza di alternative legali in Italia




