Bruno Antonio Malatesta, chi è il "Maestro" della presunta setta di Almese
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Redazione Interno
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Cinquantanove anni, una presenza costruita anche sul web attraverso la promozione di corsi di yoga, meditazione e difesa personale. È Bruno Antonio Malatesta l’uomo arrestato questa mattina dai carabinieri di Torino nell’ambito dell’operazione "Asmodeo", un’indagine avviata nel marzo 2024 su una presunta setta pseudo-spirituale nella bassa Val di Susa.
L’uomo, che secondo gli investigatori si faceva chiamare "Maestro", avrebbe costruito attorno alla propria figura un sistema di relazioni fondato sulla promessa di un percorso spirituale e sulla presunta capacità di intervenire anche su problemi di salute.
Il profilo del "guru" e la costruzione della sua immagine
Malatesta si presentava sul web come maestro e formatore di yoga e discipline olistiche, esperto di arti marziali indiane e di riequilibrio bioenergetico con i cristalli. Nel suo profilo professionale raccontava di avere iniziato il proprio percorso di formazione in India, frequentando monasteri himalayani e ashram, e di avere approfondito negli anni anche naturopatia, bioenergia e sciamanesimo.
Secondo la biografia con cui promuoveva la propria attività, si era avvicinato alle arti marziali a sei anni; nel 1989 avrebbe incontrato gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda e nel 1991 avrebbe ricevuto l’iniziazione al Kriya Yoga. Per anni avrebbe viaggiato tra Italia, India e California, alternando studio e lavoro negli ashram legati a quegli insegnamenti; in un periodo trascorso sulle montagne dell’Himalaya raccontava di aver studiato i miti e le scritture sacre indiane insieme a yogi-sadhu.
Il canale YouTube e gli ultimi sermoni prima dell’arresto
La presenza online di Malatesta era veicolata attraverso un canale YouTube, Shiva Shakti Tv, seguito da 128 persone, sul quale diffondeva contenuti dedicati a meditazione, energia e ricerca interiore. Nei video parlava con pacatezza di purezza, elevazione spirituale, contemplazione, serenità e luce, affrontando anche il concetto di Samādhi, descritto come lo stato di comunione completa con il Divino. L’ultima riflessione pubblicata risale a tre giorni prima dell’arresto: un sermone su come trovare la propria strada.
Sui social mandava online frasi motivazionali come «Combatti con il corpo, combatti con la mente. Sprigiona la tua energia».
Il sistema di assoggettamento e le accuse contestate
Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dal Nucleo Investigativo di Torino sotto il coordinamento della Procura, l’uomo avrebbe avvicinato persone con vulnerabilità ospitandole all’interno di una comunità residenziale da lui gestita ad Almese, dove si sarebbero consumate violenze fisiche, psicologiche e abusi sessuali. Le vittime sarebbero state reclutate tra persone fragili, per malattie o per un lutto recente, e sarebbero state sottoposte a un sistema fondato su voto di obbedienza e povertà, con la consegna dei propri averi.
Le donne erano chiamate "monache" o "adepte". Malatesta è ritenuto responsabile di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
L’appello dei carabinieri alle possibili vittime
«Invitiamo tutti coloro che sono stati vittima di abusi e di violenze di rivolgersi alle stazioni carabinieri territorialmente competenti per denunciare». È l’appello lanciato dal comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Torino, tenente colonnello Diego Berlingieri, in merito alla setta scoperta dai militari ad Almese.
«L’invito che rivolgiamo – ha spiegato l’ufficiale – alle persone che eventualmente si riconoscono come vittime di questi abusi è di rivolgersi ai comandi dell’Arma territorialmente competenti, alle stazioni carabinieri, per denunciare i fatti». Berlingieri ha aggiunto un consiglio per difendersi da queste sette che approfittano delle malattie o di momenti di debolezza: «di non affidarsi a persone che vantano delle competenze che in realtà non hanno, ma rivolgersi, allorquando si hanno dei problemi, esclusivamente a professionisti riconosciuti».
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