Santone di Almese, dagli abusi alle truffe: il sistema di Bruno Antonio Malatesta
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Redazione Interno
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Si faceva chiamare “Maestro” o “il Prescelto”, sosteneva di essere in contatto con la “Madre Divina” e di possedere poteri soprannaturali. Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, è stato arrestato il primo ottobre dai carabinieri del Nucleo investigativo di Torino nell’ambito dell’operazione “Asmodeo”, con le accuse di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
La sua comunità residenziale, con sede in via Castelletto ad Almese, in bassa Val di Susa, ruotava attorno alla Fondazione Fiore della Pace, una sigla che ufficialmente promuoveva corsi di yoga, meditazione e difesa personale e attività di beneficenza.
Il reclutamento delle persone fragili
Secondo gli investigatori, Malatesta avvicinava persone in condizioni di vulnerabilità – spesso donne colpite da malattie, lutti o separazioni – attraverso le sue attività olistiche. Una volta inserite nella comunità, le vittime venivano progressivamente isolate dai legami familiari e sottoposte a un regime di dipendenza psicologica, coercizione lavorativa e abusi. Le donne che vivevano nella struttura erano chiamate “monache” o “adepte” ed erano costrette a pronunciare voti di obbedienza e povertà, versando tutti i loro averi al sedicente maestro.
La loro giornata era scandita da turni di lavoro che potevano raggiungere le dodici o tredici ore, con punizioni che andavano dalle percosse all’obbligo di dormire per terra.
Le testimonianze delle vittime
Una ex adepta, oggi ventisettenne, ha raccontato di essere entrata nella comunità a nove anni, portata dalla madre che già ne faceva parte. «Eravamo obbligate a lavorare la terra, a pulire e cucinare. Avevamo le teste rasate e le tuniche arancioni», ha riferito. Secondo la sua testimonianza, Malatesta si rivolgeva alle donne definendole «streghe puttane» e sosteneva che le violenze sessuali, presentate come “terapie purificatrici”, servissero a eliminare le energie negative. Le regole imposte dal maestro vietavano alle adepte di toccarsi o abbracciarsi tra loro, mentre a lui tutto era concesso.
La donna ha riferito di essere rimasta nella comunità fino a diciannove anni, quando l’università le ha mostrato per la prima volta un mondo esterno che non conosceva.
Il sistema economico e le truffe
Le indagini hanno ricostruito un articolato sistema di estorsioni economiche. A una donna affetta da sclerosi multipla, alla quale Malatesta aveva promesso la guarigione, sarebbero stati venduti cristalli per circa diecimila euro e un quadro dal valore di centocinquantamila euro, presentati come strumenti di protezione energetica. Un’altra donna, in crisi dopo una separazione, sarebbe stata convinta che il figlio di sette anni fosse in pericolo di vita e avrebbe acquistato un “quadro salvavita” da quarantamila euro.
Un testimone ha raccontato di aver pagato di tasca propria un debito di sedicimila euro contratto dall’ex moglie per l’acquisto di un’opera. Malatesta deve rispondere anche di truffa ai danni dello Stato: avrebbe simulato una difficoltà a camminare, inducendo in errore la commissione medica dell’Inps e percependo indebitamente oltre ottantamila euro di pensione di invalidità.
Le denunce e il ruolo dei collaboratori
Dietro l’inchiesta c’è la determinazione di un ex marito, che già nel marzo 2018 presentò un primo esposto ai carabinieri denunciando che la ex moglie e le due figlie erano vittime del santone. Il procedimento venne archiviato nella primavera del 2023, ma l’uomo presentò un secondo esposto e, con un atto formale di opposizione, riuscì a evitare la chiusura del caso. Nel luglio dello stesso anno anche l’ex moglie presentò querela.
Oltre a Malatesta, sono indagate a piede libero tre persone: due donne – una con il ruolo di “maestra” e una psicologa – che gestivano gli aspetti logistici della comunità, e un uomo, massoterapista, che eseguiva sedute a pagamento su clienti donne sfruttandone i momenti di fragilità.
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