Bruno Malatesta, il guru di Almese che fingeva la carrozzina e chiamava le adepti «streghe puttane»
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Redazione Interno
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Lo chiamavano «lo sfigato», prima che diventasse il Maestro. Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, si presentava in carrozzina davanti alla commissione medica dell'Inps e, nello stesso periodo, al museo Egizio di Torino, oppure in un negozio Unieuro con un frigorifero caricato sulle spalle.
La doppia vita del sedicente guru di Almese è emersa dalle indagini che hanno portato al suo arresto: da un lato l'uomo che simulava un'inabilità motoria per incassare oltre 80 mila euro di pensione di invalidità, dall'altro il maestro di yoga e arti marziali che si autoproclamava «il prescelto» e diceva di essere in contatto diretto con la «Madre Divina».
Il sistema delle «monache»
Nella comunità residenziale di Almese, nella bassa Val di Susa, Malatesta aveva costruito un sistema di controllo totale. Le donne che entravano nel gruppo venivano chiamate «monache» o «adepte», dovevano pronunciare un voto di obbedienza e povertà, consegnando al maestro tutti i loro averi. Il voto di castità valeva nei confronti di mariti e compagni, ma non del maestro stesso. Chi non si adeguava veniva punito: percosse, l'obbligo di dormire a terra, il divieto di lavarsi per giorni.
I turni di lavoro potevano durare fino a dodici o tredici ore, impiegati anche nella raccolta di frutta nei campi vicini, i cui proventi finivano nelle casse della comunità.
«Terapie purificatrici» e quadri salvavita
Le violenze sessuali venivano presentate come «terapie purificatrici». Una ex adepta, entrata a nove anni perché la madre già faceva parte del gruppo, ha raccontato: «Avevamo le teste rasate e le tuniche arancioni. Lo stile era monacale. Ci umiliava, ci divideva e mortificava ogni giorno». Secondo la sua testimonianza, Malatesta considerava le donne della comunità «streghe puttane». Il reclutamento passava attraverso corsi di yoga, meditazione e difesa personale, con un'attenzione particolare a persone fragili: malate, in lutto, reduci da separazioni.
A una donna affetta da sclerosi multipla, Malatesta promise la guarigione inducendola ad acquistare cristalli per circa 10mila euro e un quadro da 150mila euro. A un'altra, in crisi per una separazione, prospettò pericoli per il figlio di sette anni, spingendola a comprare un «quadro salvavita» da 40mila euro.
La denuncia del 2018 e gli otto anni di attesa
Il 27 marzo 2018 un commercialista torinese si presentò dai carabinieri di Mirafiori per denunciare che la ex moglie e le due figlie, allora quattordicenne e sedicenne, erano vittime del «sedicente titolare della comunità spirituale» di Almese. Il fascicolo venne archiviato nel 2023, ma l'uomo presentò un secondo esposto, riuscendo a evitare la chiusura del caso. Nel frattempo, già nel 2017 erano arrivate altre denunce e querele, molte delle quali successivamente ritirate.
L'indagine della procura di Torino, coordinata dal pm Davide Pretti e condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri, è ripartita nel marzo 2024 ed è culminata nell'operazione Asmodeo con l'arresto di Malatesta per riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Gli altri indagati
Insieme a Malatesta, tre persone sono indagate a piede libero. Due donne, una con il ruolo di «maestra» e l'altra psicologa professionista, si sarebbero occupate della gestione logistica della comunità. Un uomo, definito «monaco» e massoterapista, avrebbe eseguito «terapie sessuali» a pagamento su clienti di sesso femminile, sfruttandone i momenti di fragilità. Le vittime, secondo gli inquirenti, venivano selezionate proprio in virtù delle loro condizioni di debolezza: malattie, lutti, problemi psicologici che le rendevano più manipolabili.
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