Michela Ponzani sfida La Russa: «Non mi scuso per la storia»
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Redazione Interno
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Michela Ponzani non intende scusarsi con Ignazio La Russa dopo l’annuncio della querela per le sue dichiarazioni sul Giovedì nero di Milano. Tornata nella trasmissione Otto e mezzo su La7, la storica ha difeso le proprie parole e annunciato che tutelerà le sue ragioni nelle sedi giudiziarie. Al centro dello scontro c’è la ricostruzione della manifestazione del 12 aprile 1973, alla quale, secondo la docente, l’attuale presidente del Senato partecipò in una posizione di rilievo. Ponzani respinge però l’interpretazione secondo cui avrebbe attribuito a La Russa la responsabilità dell’omicidio dell’agente di polizia Antonio Marino: «Ho detto che era presente a quella manifestazione».
La replica della storica e le fonti sul corteo del 1973
Nel suo intervento televisivo, Ponzani ha rivendicato il fondamento documentale della propria ricostruzione, citando libri di storia, giornali dell’epoca e gli atti conservati all’Archivio centrale dello Stato. La docente sostiene che la partecipazione di La Russa alla manifestazione sia un fatto storico documentato e che ricordarlo non equivalga ad attribuirgli una responsabilità penale per la morte del poliziotto. «Noi storici non ci inventiamo le notizie», ha dichiarato, contestando l’iniziativa giudiziaria annunciata nei suoi confronti. La sua posizione è che un episodio del passato debba essere ricostruito attraverso le fonti, senza confondere la presenza a un corteo con la responsabilità individuale per i reati commessi durante gli scontri.
La storica ha ricordato che la manifestazione era stata vietata dalle autorità milanesi per ragioni di ordine pubblico. Il corteo era legato all’area del Movimento Sociale Italiano e al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile della quale La Russa era dirigente. Durante gli scontri furono lanciate bombe a mano e l’agente Antonio Marino, che aveva 22 anni, venne ucciso. Per quell’omicidio sono stati condannati in via definitiva i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. La ricostruzione storica dell’episodio e l’accertamento delle responsabilità penali individuali restano piani distinti: è proprio su questa distinzione che Ponzani fonda la propria replica.
La querela e la richiesta di scuse di La Russa
La Russa ha annunciato l’intenzione di procedere legalmente attraverso i propri avvocati, contestando dichiarazioni che considera lesive della propria onorabilità. Il presidente del Senato sostiene che gli atti giudiziari documentino l’assenza di sue responsabilità nella morte dell’agente e anche rispetto all’ipotesi di partecipazione a una manifestazione non autorizzata. Il 26 ottobre ha inoltre dichiarato di essere disposto a rinunciare alle iniziative legali se Ponzani presenterà immediatamente le proprie scuse. La stessa condizione, ha precisato, vale per gli altri soggetti nei cui confronti sono state avviate verifiche per dichiarazioni sul suo conto. La docente, tuttavia, ha escluso un passo indietro.
La polemica è arrivata anche sul terreno del ruolo pubblico degli storici. Ponzani ha contestato il modo in cui La Russa si è rivolto a lei, chiamandola «signora» anziché riconoscerle il titolo di professoressa, e ha definito grave l’iniziativa giudiziaria contro una docente per le sue dichiarazioni in televisione. Nel suo intervento ha sostenuto che gli studiosi non debbano celebrare chi detiene il potere, ma esaminare criticamente le ricostruzioni del passato sulla base dei documenti. Ha paragonato il lavoro storico a quello di un medico chiamato a riconoscere i sintomi di una società che dimentica, distinguendo i fatti dalle interpretazioni costruite per convenienza politica.
Le reazioni politiche e il dibattito sulla libertà di ricerca
La vicenda ha suscitato reazioni anche tra le opposizioni. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha chiesto a La Russa di ritirare la querela, sostenendo che una figura istituzionale di primo piano non dovrebbe intraprendere un’azione del genere contro una storica che esprime una valutazione critica sulle politiche del governo e richiama un episodio del passato. Esponenti del Partito Democratico hanno espresso solidarietà alla docente e sollevato la questione della libertà di ricerca e di discussione pubblica. La controversia si è così estesa oltre il confronto personale, investendo il rapporto tra ricostruzione storica, critica politica e tutela della reputazione di chi ricopre incarichi istituzionali.
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