La Russa annuncia la querela a Ponzani, Cazzullo: «Non si querela una professoressa»
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Redazione Interno
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Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha annunciato una querela contro la storica Michela Ponzani, dopo le parole pronunciate dalla docente a proposito della manifestazione milanese del 12 aprile 1973, passata alla storia come «Giovedì nero». Il caso è arrivato nel dibattito televisivo, dove Cazzullo ha commentato: «La seconda carica dello Stato non querela una professoressa». La polemica riguarda il ruolo che La Russa, allora dirigente del Fronte della Gioventù milanese, avrebbe avuto in quella giornata.
Le parole di Ponzani a Otto e mezzo
Il confronto nasce dalla puntata di Otto e mezzo del 22 ottobre. Ponzani ha richiamato quegli eventi dopo l'ultimo decreto sicurezza varato dal governo Meloni, adottato in seguito alle devastazioni avvenute a Milano il 17 ottobre. Nella sua ricostruzione, i vertici del MSI-DN e del Fronte della Gioventù organizzarono un comizio del parlamentare Ciccio Franco, leader dei Moti di Reggio, con l'obiettivo dichiarato di «dimostrare contro la violenza rossa». La storica ha poi precisato di non aver attribuito a La Russa alcuna responsabilità nell'uccisione dell'agente Antonio Marino, difendendo il carattere storico della propria ricostruzione.
La replica del presidente del Senato e le critiche
Lasciando l'assemblea di Sud Chiama Nord, «l'Italia dei territori», La Russa è tornato sulla vicenda e ha lasciato intendere che la querela potrebbe essere ritirata: «Ci penso». Ha aggiunto: «Ho visto che ha fatto marcia indietro la Ponzani. Io non ho nemmeno partecipato alla manifestazione non autorizzata ammesso che tale fosse». Sul fronte opposto, Roberto Saviano ha definito la querela, se proviene dalla seconda carica dello Stato, una forma di «intimidazione».
Che cosa accadde durante il Giovedì nero
La ricostruzione che ha acceso la polemica sostiene che La Russa fosse in testa a un corteo organizzato da MSI e Fronte della Gioventù e vietato dalle autorità. Secondo le cronache dell'epoca, la manifestazione degenerò in violenze e una bomba a mano colpì al petto l'agente Marino, 22 anni, morto sul colpo mentre cercava di allontanare un collega. Il Post ricorda che le indagini accertarono come le bombe a mano fossero state fornite ai manifestanti da Nico Azzi, esponente dell'estrema destra già noto alle cronache giudiziarie. Per quella morte fu condannato per complicità morale Maurizio Murelli.
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