Il pianto di Rocco Siffredi nel fuorionda integrale e la disputa sulla genesi di quelle lacrime
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Corre l’obbligo, innanzitutto, di ricostruire il contesto nel quale si inserisce la diffusione del frammento video andato in onda domenica 8 marzo su Italia 1, un frammento che ritrae Rocco Siffredi in uno stato di profonda vulnerabilità emotiva. L’attore, all’anagrafe Rocco Tano, si trova da molti mesi al centro di una bufera giudiziaria e mediatica innescata da un’inchiesta della trasmissione Le Iene, risalente alla primavera del 2025, nella quale diciotto donne — tra attrici e professioniste del settore — avevano raccontato presunti abusi, violenze e pressioni psicologiche che sarebbero avvenute sui set dei film da lui girati o prodotti. Quelle testimonianze, alcune delle quali rese a volto coperto e altre in presenza delle telecamere, dipingevano un quadro di rapporti di forza distorti, con scene non concordate e comportamenti che, secondo le accusatrici, avrebbero oltrepassato il limite del consenso. Siffredi ha sempre respinto con forza ogni addebito, parlando di una campagna diffamatoria orchestrata ai suoi danni e, tramite la sua legale, l’avvocata Rossella Gallo, ha depositato alla Procura di Milano una Corposa querela per diffamazione che al momento vede iscritte nel registro degli indagati venti persone, tra cui le stesse diciotto donne e due autori del programma di Italia 1.
È in questo clima di tensione che va letta la decisione degli autori di mandare in onda, nella puntata di domenica, il colloquio integrale che l’inviata Roberta Rei aveva avuto con Siffredi. L’occasione è nata dalla necessità di replicare a una specifica contestazione mossa dalla difesa dell’attore, secondo la quale il servizio originale avrebbe manipolato il materiale grezzo, accostando artificiosamente il pianto di Siffredi alle domande sugli abusi per suggerire una sorta di implicita ammissione di colpa. La tesi difensiva, riportata da varie fonti di stampa, sostiene invece che quel crollo emotivo fosse da ricondurre esclusivamente a un dramma familiare privato, ossia le precarie condizioni di salute di un figlio, in quel periodo ricoverato in ospedale per un problema cardiaco. Il fuorionda integrale, mostrato senza tagli, aveva quindi lo scopo di verificare la fondatezza di questa obiezione e di offrire al telespettatore la possibilità di assistere all’intero svolgimento del dialogo, senza mediazioni di montaggio.
Le immagini, nel loro scorrere, mostrano un Siffredi inizialmente partecipe al confronto, che arriva persino ad avanzare l’ipotesi che la stessa Rei possa essere stata pagata per infangarlo — ipotesi, questa, prontamente smentita dalla giornalista, la quale lo invita a portare prove e si dichiara anzi disponibile a realizzare una controinchiesta qualora emergessero elementi che confermino un disegno criminoso ai danni dell’attore. È a seguito di questo scambio, in un clima di crescente tensione, che Siffredi si blocca, ammutolisce e infine scoppia in un pianto dirotto, pronunciando frasi di sconforto assoluto: «Non voglio più vivere. Non voglio più vivere, però non voglio lasciare il dolore a mia moglie e ai miei figli». La Rei, visibilmente colpita, gli chiede se desideri fermarsi, se abbia bisogno di un bicchiere d’acqua o se stia seguendo una terapia, e alla risposta negativa di lui — «No» secco — lascia la stanza per consentirgli di riprendersi. Solo in un momento successivo, come spiegato dalla redazione, Siffredi avrebbe accennato con uno degli autori ai problemi familiari, senza che nel corso della registrazione, però, vi fosse stato alcun cenno al figlio o alla sua malattia mentre le lacrime scorrevano.
La pubblicazione di questo materiale ha ovviamente riacceso lo scontro tra le parti, con l’attore che, per il tramite dei suoi familiari, ha ribadito la propria versione. Sui social è intervenuto il figlio Lorenzo Tano, il quale ha sottolineato come un padre che rischia di perdere un figlio per un grave problema di salute non dovrebbe essere messo nella condizione di rilasciare interviste, e ha lamentato la mancanza di tempo concessa alla famiglia per raccogliere e produrre le prove a discolpa, parlando di una narrazione televisiva che sembra appartenere a un universo parallelo rispetto alla realtà vissuta. Dall’altra parte, la giornalista Roberta Rei ha definito una «clamorosa menzogna» l’accusa di aver manipolato il pianto, ribadendo che nel filmato integrale non vi è traccia di un collegamento tra quel momento e la vicenda del figlio, e che anzi la scelta di mandare in onda l’intera sequenza è stata presa proprio per dimostrare la correttezza del lavoro svolto.




