Il drammatico fuorionda di Rocco Siffredi e lo scontro con Le Iene sul montaggio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il video di un pianto disperato, quello di Rocco Siffredi ripreso dalle telecamere de Le Iene e finito al centro di una polemica che contrappone l’attore alla redazione del programma, ha aperto un contenzioso che è insieme giudiziario e mediatico. Nelle immagini, girate durante un colloquio con l’inviata Roberta Rei e trasmesse integralmente nella puntata di domenica 8 marzo, si vede il pornodivo – il cui vero nome è Rocco Tano – mentre, dopo un momento di silenzio, scoppia in lacrime e pronuncia frasi che lasciano poco spazio all’interpretazione: «Non voglio più vivere, non voglio più vivere, ma non voglio lasciare il dolore a mia moglie o ai figli». A chi gli chiede se stia ricevendo un aiuto professionale, risponde con un secco «No».
La genesi di quel pianto, e il contesto in cui è stato mostrato al pubblico, rappresentano il cuore della disputa. La difesa di Siffredi, attraverso l’avvocata Rossella Gallo, sostiene che il montaggio andato in onda in precedenza avrebbe artificiosamente accostato quel momento di cedimento emotivo alle domande sulle accuse di violenza sessuale mosse da alcune attrici, facendo intendere una correlazione inesistente. Secondo i legali, la disperazione mostrata dall’attore andrebbe ricondotta a una vicenda del tutto privata e dolorosa, ossia le condizioni di salute del figlio, che in quel periodo si trovava ricoverato in ospedale. Un particolare, quest’ultimo, che la redazione de Le Iene contesta con decisione.
Proprio per ribattere alle accuse di manipolazione, Roberta Rei e Francesco Priano hanno proposto nel corso dell’ultima puntata la versione integrale del colloquio, ripreso da due distinte telecamere. Nel servizio si vede Siffredi che, nel corso della discussione sulle denunce delle attrici, ipotizza l’esistenza di una congiura ai suoi danni e arriva a suggerire che la stessa giornalista possa essere stata pagata per infangarlo. Rei, invitandolo a fornire prove a sostegno di quanto afferma, ribadisce che nessuno l’ha mai pagata e che, anzi, sarebbe pronta a realizzare una controinchiesta qualora emergesse che qualcuno sta retribuendo le accusatrici. È a quel punto, come si vede nel filmato, che Siffredi ammutolisce e sopraggiungono le lacrime. La ricostruzione della redazione, supportata dalle immagini, è netta: in quel frangente, l’attore non stava parlando del figlio e nessun taglio sarebbe stato operato per distorcere la sequenza degli eventi. Rei ha definito quella di Siffredi «una clamorosa menzogna», precisando che solo in un secondo momento, terminata l’intervista, l’attore avrebbe accennato con un autore ai problemi familiari.
Parallelamente a questo scontro sulla narrazione televisiva, prosegue il capitolo giudiziario della vicenda. Nei giorni scorsi Siffredi ha depositato presso la procura di Milano una maxi-querela per diffamazione che coinvolgerebbe una ventina di persone, tra cui due autori de Le Iene e diverse attrici che lo hanno accusato nel corso delle inchieste del programma. Un fascicolo so, composto da oltre duecento pagine e da un hard disk contenente cinquecento gigabyte di materiale – inclusi filmati e liberatorie – che la pm Marina Petruzzella dovrà ora valutare. La tesi difensiva punta a dimostrare l’infondatezza delle accuse raccolte dalla trasmissione, portando a supporto le videoliberatorie firmate dalle attrici prima delle riprese e vecchie interviste in cui le stesse esprimevano apprezzamento per il lavoro con l’attore. Dall’altra parte, la redazione guidata da Davide Parenti rivendica la correttezza del proprio operato e la necessità di aprire una riflessione sul tema del consenso, anche in un settore come quello dell’hard, ritenendo singolare che l’attenzione si sia concentrata sulla replica di Siffredi piuttosto che sulle parole delle presunte vittime.




