Rocco Siffredi querela ventuno persone per diffamazione dopo l'inchiesta de Le Iene

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un faldone di duecento pagine e un hard disk dalla capienza di mezzo terabyte, colmo di scene a luci rosse e interviste integrali, sono stati depositati sulla scrivania della pm Marina Petruzzella. Toccherà a lei, nel suo ufficio milanese, districare la matassa giudiziaria che vede al centro Rocco Siffredi, all’anagrafe Rocco Tano, il quale ha deciso di rispondere con una querela per diffamazione alle accuse pesantissime che gli sono state rivolte. Le denunce, trasmesse da alcune attrici nel corso di più puntate della trasmissione Le Iene nella primavera del 2025, parlavano di violenze e abusi sessuali consumati sui set dei film hard girati o prodotti dall’ex pornodivo, oggi regista e produttore.

La controffensiva legale dell’attore abruzzese, patrocinato dall’avvocata Rossella Gallo, non si limita a un semplice atto difensivo ma si configura come un attacco frontale a diciotto persone identificate, tra cui figurano due autori del programma di Italia 1 e sedici attrici che hanno raccontato la loro versione a volto scoperto, più tre sogonti al momento rimasti ignoti. Il materiale portato in Procura, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’inchiesta e riportato da Repubblica, servirebbe a dimostrare l’infondatezza delle ricostruzioni andate in onda. La difesa parla di “necessari riscontri documentali” in grado di smentire punto per punto le narrazioni di chi sostiene di aver subìto imposizioni o costrizioni davanti alla telecamera.

La strategia difensiva e i riscontri video presentati agli inquirenti

Non si tratta soltanto dei filmati definitivi, quelli poi immessi nel mercato dell’intrattenimento per adulti, ma dei cosiddetti girati integrali, le riprese grezze che documenterebbero l’intera lavorazione delle scene incriminate. L’obiettivo, per la procura guidata dalla pm Petruzzella, sarà comprendere se quanto accaduto sui set corrisponda alle performance pattuite o se, invece, si sia verificato uno scavalcamento dei limiti concordati. La mole di dati è imponente, cinquecento gigabyte di supporti multimediali che richiederanno una visione certosina e, verosimilmente, l’ausilio di consulenti tecnici in grado di certificare l’autenticità e la sequenzialità delle riprese.

A complicare il mosaico probatorio, come emerso dalla documentazione depositata, ci sarebbero anche alcune interviste rilasciate in passato dalle stesse attrici che oggi accusano Siffredi. La difesa avrebbe recuperato dichiarazioni in cui le donne esprimevano un tono e un giudizio profondamente diversi, se non opposti, rispetto a quelli confidati ai microfoni de Le Iene. Un elemento, questo, che la legale Gallo intende utilizzare per sostenere la tesi della “campagna diffamatoria” orchestrata ai danni del suo assistito, il quale si è sempre difeso sostenendo che la sua sessualità, seppur estrema e violenta nell’estetica cinematografica, è sempre stata agita nel perimetro del consenso.

Le accuse delle attrici e la posizione degli autori televisivi

Il programma di Italia 1 aveva dedicato sette episodi all’inchiesta, intitolata in una delle puntate “Rocco sotto accusa, abusi e violenze?”, raccogliendo testimonianze di giovani donne che dicevano di essere state costrette ad atti non desiderati. Tra le voci più dure, quelle di chi sosteneva di aver patito sputi e umiliazioni, racconti che dipingevano un clima di sopraffazione sistematica. L’avvocato di Siffredi, tuttavia, ha sottolineato come nessuna di quelle ragazze abbia mai sporto denuncia penale all’epoca dei fatti, sollevando un interrogativo che sarà al centro del vaglio giudiziario: il confine tra la realtà della performance hard, spesso improntata a una simulazione della brutalità, e l’eventuale superamento di quel confine diventa il crinale su cui si gioca l’intera partita processuale.

Per gli autori della trasmissione, che ora si trovano indagati per diffamazione assieme alle attrici, la replica è affidata a una nota in cui esprimono sorpresa per la maggiore attenzione mediatica che la controdenuncia di Siffredi sta ricevendo rispetto al racconto delle presunte vittime. Sostengono di aver sollevato una riflessione necessaria sul consenso, anche in un ambiente, quello del porno, tradizionalmente considerato ai margini del dibattito pubblico, e ribadiscono la loro fiducia nell’operato della magistratura. Il fascicolo, intanto, è stato aperto e procede con gli atti dovuti: ventuno persone iscritte nel registro degli indagati, nell’attesa che il lavoro di analisi del gigantesco archivio video fornisca alla pm gli elementi per decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio.

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