Rocco Siffredi contrattacca e porta i film hard in procura: querela contro sedici attrici e due autori delle Iene

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Alla pm Marina Petruzzella, che lavora nel palazzo di giustizia di Milano, toccherà un compito quantomeno inusuale: visionare mezzo terabyte di video a luci rosse. Il materiale, che occupa uno spazio digitale considerevole, è stato allegato a una querela per diffamazione che supera le duecento pagine, depositata dalla difesa di Rocco Siffredi, all'anagrafe Rocco Antonio Tano, 61 anni, da decenni il volto più noto del cinema hard mondiale. Il fascicolo, aperto con modello 21 – circostanza che implica la presenza dei primi indagati –, rappresenta la risposta legale a quanto emerso in diverse puntate della trasmissione “Le Iene”, dove alcune attrici avevano raccontato presunte violenze e abusi subiti sui set. L’esposto, presentato a più riprese e integrato nei mesi scorsi, chiama in causa una ventina di persone: sedici donne, indicate con nome e cognome nei documenti, tre che avevano scelto l'anonimato in tv e due autori del programma di Italia 1.

La strategia difensiva del pornodivo

L’avvocata Rossella Gallo, che assiste Siffredi, ha scelto di controbattere punto su punto alle accuse trasmesse in televisione depositando quelli che, secondo la difesa, rappresentano i necessari riscontri documentali. Non solo contratti e liberatorie firmate all’epoca delle riprese, ma soprattutto i girati integrali dei film incriminati: la tesi dell’ex attore, che dal 2022 ha chiuso con la recitazione per dedicarsi esclusivamente alla regia e alla produzione, è che nulla di quanto appare nei servizi giornalistici corrisponda a verità. Nelle immagini, spiegano i legali, si vedrebbe chiaramente il consenso delle partecipanti, e tra gli allegati figurano anche le cosiddette “videoliberatorie”, registrazioni in cui le donne, documento d’identità alla mano, confermerebbero la propria volontà di girare determinate scene. Una campagna diffamatoria, la definisce Siffredi, una macchina del fango costruita per distruggere la sua reputazione dopo una carriera lunga cinquant’anni.

Le accuse e il nodo del consenso

Le testimonianze raccolte dagli inviati de “Le Iene” dipingono una realtà opposta, fatta di presunte prevaricazioni e forzature psicologiche. Alcune ragazze, intervistate nei mesi scorsi, avevano parlato di casting trasformati in video hard senza un preventivo accordo chiaro, altre di prestazioni imposte durante le riprese, altre ancora di un clima di pressione costante. Il cuore della questione, che la procura dovrà ora verificare, ruota attorno al tema del consenso in un settore, quello dell’hard, dove la linea di confine tra performance recitata e abuso appare particolarmente labile. Le attrici sentite dagli inquirenti, che per ora restano in silenzio in attesa di essere interrogate, avevano spiegato di aver subìto violenze sia fisiche sia psicologiche, accuse che Siffredi respinge con forza sostenendo che molte di loro avessero già messo in scena atti simili in altre produzioni e che mai nessuna, fino alla comparsa in tv, aveva sporto denuncia.

La posizione de Le Iene e il materiale a disposizione

Dalla redazione del programma, intanto, arriva una nota in cui si ribadisce la correttezza del lavoro svolto: «Abbiamo operato con trasparenza e professionalità», si legge, «nel pieno esercizio del diritto di cronaca su una vicenda di interesse pubblico». I due autori finiti nella querela, che ora dovranno difendersi dall’accusa di diffamazione, avevano dato voce a donne che raccontavano abusi, e proprio sulla loro credibilità si gioca una parte della partita. La difesa di Siffredi, dal canto suo, ha anche raccolto la disponibilità di tecnici, cameraman e costumisti che lavoravano sui set, i quali avrebbero chiesto di testimoniare per confermare il clima di correttezza che si respirava durante le riprese. Persone che, secondo quanto riferito, si sarebbero lamentate di essere state escluse dal racconto televisivo, dove non avevano potuto portare la loro versione.

Il fascicolo e i prossimi accertamenti

Ora la procura di Milano, con la pm Petruzzella, dovrà districarsi in una vicenda giudiziaria che promette di essere complessa. Il materiale da analizzare è imponente: oltre ai video, ci sono contratti, liberatorie e le dichiarazioni delle venti persone iscritte nel registro degli indagati, un passaggio tecnico necessario per consentire gli accertamenti. Da un lato la parola delle attrici, che parlano di forzature e meccanismi di sopraffazione, dall’altro la documentazione prodotta da Siffredi, che punta a dimostrare che tutto avveniva con il consenso delle partecipanti. Un lavoro lungo, che obbligherà gli inquirenti a confrontarsi con dinamiche particolari, proprie di un mondo dove spesso ciò che accade davanti alla telecamera viene recitato, ma dove il confine tra finzione e realtà, in assenza di regole chiare, rischia di diventare pericolosamente sfumato.

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