Rocco Siffredi querela sedici attrici e due autori delle Iene: aperto un fascicolo a Milano per diffamazione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La guerra del porno, quella combattuta non sui set ma tra aule di tribunale e schermi televisivi, conosce una nuova e decisamente Corposa offensiva legale. Rocco Siffredi, all’anagrafe Rocco Tano, sessantun anni, da decenni colonna portante dell’industria cinematografica per adulti, ha rotto il silenzio e deciso di passare al contrattacco. Lo ha fatto depositando presso la Procura di Milano una maxi querela che punta dritta al cuore di una vicenda mediatica esplosa nel corso del 2025, quando il programma Le Iene dedicò sette puntate a un’inchiesta nella quale diverse pornostar raccontavano di presunti abusi e violenze subiti sul set, con lui come protagonista assoluto delle accuse. La sua risposta, assistita dall’avvocato Rossella Gallo, è un fascicolo imponente, composto da oltre duecento pagine di memoria difensiva e un hard disk contente circa 500 giga di materiale, nel tentativo di ribaltare la narrazione costruita in televisione.

L’atto di querela, che il pm Marina Petruzzella dovrà ora vagliare, non si limita a pochi nomi. Nel registro degli indagati, come atto dovuto per consentire l’esercizio del diritto di difesa, finiranno in sedici, tutte attrici che in passato hanno lavorato con lui e che in seguito hanno rilasciato dichiarazioni pesanti davanti alle telecamere di Italia 1. A queste si aggiungono due autori della trasmissione, figura chiave nella realizzazione dei servizi incriminati, e altre tre persone al momento ignote, portando così il totale dei denunciati a ventuno. La strategia difensiva di Siffredi punta a dimostrare che quelle interviste, per la loro parzialità e per il contesto in cui sono state inserite, avrebbero oltrepassato i limiti del diritto di cronaca per configurarsi come una vera e propria campagna diffamatoria ai suoi danni.

A supporto della tesi della difesa, il materiale depositato in Procura cerca di fornire una controprova visiva e documentale di quanto avveniva sui set della sua accademia in Ungheria. Gli allegati, infatti, includono i girati integrali dei film incriminati e, elemento cruciale, le cosiddette "videoliberatorie": registrazioni in cui le attrici, telecamera accesa e documento in mano, confermavano il proprio consenso alle scene prima e dopo le riprese, dichiarandosi soddisfatte e libere da costrizioni. La querela, inoltre, riporta alla luce interviste e partecipazioni a podcast delle stesse accusatrici, risalenti a periodi precedenti allo speciale de Le Iene, in cui le parole spese nei confronti del pornoattore erano di stima e collaborazione, in netto contrasto con le versioni fornite successivamente.

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