Lega e Forza Italia si scontrano sulla riforma della cittadinanza: «Correttivi necessari in Aula»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era passato neppure un giorno dall’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto che restringe l’accesso alla cittadinanza italiana tramite lo ius sanguinis, che già la Lega ha alzato la voce. Il testo, voluto da Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, introduce un limite alla trasmissione del diritto per discendenza, fissandolo alla seconda generazione: potranno richiederlo solo coloro che hanno un nonno nato in Italia, escludendo così bisnonni e ascendenti più lontani. Una misura che, secondo il Carroccio, necessita di «doverosi correttivi» prima del voto in Parlamento, aprendo così un nuovo fronte di tensione nella maggioranza.

La reazione azzurra non si è fatta attendere. Fonti vicine a Tajani hanno espresso «stupore» per le critiche leghiste, ricordando che i ministri del partito guidato da Matteo Salvini erano presenti in CdM e non avevano sollevato obiezioni durante l’esame del provvedimento. Un silenzio che, a conti fatti, appare ora come un’arma a doppio taglio, considerando le divergenze emerse a cose fatte.

Lo scontro, per quanto prevedibile, rischia di riaccendere le tensioni tra i due alleati, già logorati da recenti frizioni su temi come la posizione sull’Ucraina e le relazioni con l’amministrazione statunitense. Se da un lato la Lega insiste sulla necessità di modifiche per evitare «abusi», dall’altro Forza Italia ribadisce l’urgenza di norme più stringenti, sostenendo che l’attuale sistema favorisca richieste «senza un reale legame con il Paese».

Intanto, il dibattito si allarga anche ad altri esponenti del centrodestra. Alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia e Noi Moderati hanno lasciato intendere che potrebbero presentare emendamenti, segnalando come la questione, oltre a dividere il governo, potrebbe rivelarsi un banco di prova per gli equilibri interni della coalizione. Quel che è certo è che, con il congresso federale della Lega in programma a Firenze nel weekend, Salvini non ha intenzione di cedere terreno su un tema che tocca da vicino l’elettorato più sensibile ai toni identitari.

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