La legge elettorale spacca la maggioranza: Lega e Forza Italia si scontrano sul listone bloccato
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Redazione Interno
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Il precario equilibrio che tiene insieme il centrodestra, già messo a dura prova da settimane di tensioni latenti, rischia definitivamente di saltare proprio mentre si discute del futuro dell’impianto elettorale. L’apertura di Fratelli d’Italia a un confronto con le opposizioni per ritoccare la cosiddetta riforma Melonellum – una mossa che, va detto, arriva dopo ripetuti solleciti della dottrina costituzionalistica – ha riaperto vecchie ferite tra gli alleati. Da un lato, Lega e Forza Italia litigano aspramente sul meccanismo del “listone bloccato”, cioè su quella lista di candidati pluripreferenziali che penalizzerebbe, di fatto, i partiti minori della coalizione. Dall’altro, nessuno dei due sembra disposto a cedere di un millimetro, alimentando una dialettica interna che rischia di paralizzare l’intera manovra legislativa.
Il centrismo, la débâcle referendaria e lo choc dello Stretto di Hormuz
Per comprendere la virata improvvisa del governo – un cambio di rotta che molti osservatori non avevano previsto – occorre guardare a tre fattori concomitanti, nessuno dei quali è di natura meramente tecnica. Il primo è la sonora sconfitta subita dal centrodestra al referendum sulla giustizia, una batosta che ha incrinato la narrazione di inossidabilità della coalizione. Il secondo, di ben altra portata, è rappresentato dalla crisi energetica esplosa dopo il blocco navale nello Stretto di Hormuz, un evento che, legato al conflitto in Iran, ha strozzato i rifornimenti di petrolio e gas facendo schizzare verso l’alto l’inflazione. Il terzo, meno scontato ma non meno incisivo, riguarda la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca: i suoi comportamenti, giudicati da molti diplomatici europei come erratici e controproducenti, hanno reso l’alleanza con Washington un’arma a doppio taglio, togliendo alla destra italiana quel surplus di credibilità internazionale di cui pure aveva goduto. Nessuno, dunque, dà più per certa la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni; di qui la frenesia di modificare le regole del gioco.
Bonelli attacca: «Meloni pensa al suo futuro, non a quello degli italiani»
Domenica 10 maggio 2026 – un articolo di Luca Franceschi riporta le dichiarazioni di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra nonché co-portavoce di Europa Verde. Il leader dell’opposizione, usando un tono aspro e senza mezzi termini, ha accusato l’esecutivo di occuparsi esclusivamente della riforma elettorale per nascondere la propria impotenza sui veri problemi del Paese. «La Meloni – ha detto Bonelli – pensa al suo futuro politico, non a quello degli italiani che non arrivano a fine mese». Secondo il deputato, la maggioranza non ha risposte concrete né sul caro bollette né sulla crisi occupazionale, e per questo si rifugia nella modifica delle regole del voto. Le opposizioni, pur restando guardinghe di fronte alle recenti aperture di Fdi, promettono battaglia: «Hanno paura di perdere», ha tuonato il Partito Democratico, anticipando una mobilitazione parlamentare serrata.
Proporzionale, addio collegi e premio di maggioranza: chi ci guadagna davvero?
Il vertice dei leader del centrodestra – in programma per oggi pomeriggio, agende dei vari segretari permettendo – ha un unico obiettivo: accelerare sulla riforma, eventualmente concedendo qualcosa alle opposizioni in termini di misura del premio di maggioranza. Ma l’operazione è minata da un conflitto endemico: Forza Italia spinge per un ritorno al proporzionale puro, o comunque per un ridimensionamento drastico dei collegi uninominali, mentre la Lega difende con le unghie il listone bloccato, considerandolo l’unico argine alla frammentazione. Fratelli d’Italia, pur facendo da mediatore, ha già fatto capire che senza un accordo tra gli alleati non si andrà da nessuna parte. Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, ha assicurato «lealtà alla proposta unitaria depositata in Parlamento», auspicando un dialogo costruttivo. In quest’ottica, il vero nodo rimane la tenuta stessa della coalizione: ogni ritocco al testo potrebbe far saltare il fragile compromesso raggiunto mesi fa, restituendo alle camere un clima di incertezza che nessuna delle parti, in realtà, può permettersi.




