Salento, corre sul luogo dell’incidente dove è morto l’amico Antonio Basile e si ribalta con l’auto: grave un 36enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco della notizia non si era ancora spenta, e già un altro destino si intrecciava con quello stesso asfalto maledetto. Un uomo di 36 anni, venuto a sapere della tragedia in cui aveva perso la vita il giovane Antonio Basile, si è messo al volante per raggiungere il punto dello schianto sulla provinciale Lecce–Arnesano. Un gesto dettato dall’urgenza di portare soccorso, o forse dal solo bisogno di credere con i propri occhi a quanto accaduto, che lo ha trasformato in una seconda vittima della stessa notte. La sua auto, nel corso di quel tragitto segnato dall’ansia e dalla scarsa visibilità, si è ribaltata dopo averne perso il controllo; il 36enne è stato estratto dalle lamiere in condizioni giudicate gravi dai sanitari intervenuti sul posto.

L’incidente mortale del 21enne e il ruolo del padre consigliere regionale

Antonio Basile, ventun anni, figlio del consigliere regionale della Puglia Dino Basile, era alla guida del proprio Suv quando, nelle ore notturne dell’11 aprile – per cause ancora al vaglio della polizia locale – ha urtato violentemente il muro di cinta di una villa privata e una piccola cappella votiva ivi adiacente. L’impatto, descritto dai rilievi come frontale e senza alcuna manovra correttiva apparente, non gli ha lasciato scampo: deceduto sul colpo per le ferite riportate al torace e al cranio. A lanciare l’allarme è stato il padre stesso, il quale, non vedendo rientrare il ragazzo dopo una serata trascorsa con la fidanzata, si era messo in cerca di lui lungo il consueto tragitto di rientro.

La dinamica della prima tragedia: un rientro che non c’è stato

Secondo quanto emerso nelle prime verifiche, il giovane aveva da poco accompagnato la fidanzata sotto casa – un gesto quotidiano, quasi un rito affettivo – per poi rimettersi alla guida da solo su una strada che conosceva a memoria. Quel tratto di provinciale, fiancheggiato da muretti a secco e ville residenziali, si è improvvisamente trasformato in una trappola mortale. Nessun altro veicolo è risultato coinvolto; l’ipotesi al momento più accreditata è quella di un’uscita di strada autonoma, forse dovuta a un colpo di sonno o a una distrazione fatale. I soccorritori del 118, giunti sul posto dopo pochi minuti, non hanno potuto che constatarne il decesso.

Il secondo schianto e la corsa disperata dell’amico

E proprio lungo quella stessa arteria, a distanza di poco più di mezz’ora, si è consumato il secondo incidente. L’amico trentaseienne, dopo aver ricevuto la notizia della morte di Antonio, si è messo alla guida con una tale precipitazione da perdere, a sua volta, il controllo del mezzo in prossimità di una curva poco prima del luogo dell’impatto originale. Il ribaltamento che ne è seguito lo ha ridotto in fin di vita, sebbene le sue condizioni, pur gravi, non risultino al momento irreversibili. Le indagini dei carabinieri, che procedono separatamente per i due sinistri, stanno verificando se l’illuminazione pubblica insufficiente o lo stato del manto stradale abbiano giocato un ruolo determinante in entrambi gli schianti.

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