Borse europee in rosso, a Piazza Affari giù difesa e banche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso la sessione in territorio negativo, sebbene in parziale recupero rispetto ai minimi toccati nel corso della giornata. Tra i listini che hanno registrato le performance più deludenti spicca Milano, la quale ha ceduto complessivamente l’1,45%, mentre Francoforte ha segnato un calo più marcato, attestandosi a -1,82%; Parigi, nonostante tutto, si è confermata la piazza relativamente più resiliente, chiudendo di poco al di sotto della parità. La dinamica, che ha visto gli investitori orientarsi verso asset rifugio come l’oro e l’argento – i quali hanno toccato nuovi record –, è stata alimentata da un rinnovato clima di incertezza, determinato in primo luogo dalle persistenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, una situazione che Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha recentemente commentato con toni rassicuranti, contribuendo a evitare esiti più severi. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per la solidità del credito negli Stati Uniti, riaccesesi dopo che alcune analisi su istituti bancari regionali hanno portato alla luce perdite significative, legate a operazioni immobiliari opache.

Il pesante fardello di banche e difesa a Milano

A Piazza Affari, il paniere dei titoli più capitalizzati, il Ftse Mib, ha concluso le contrattazioni a 41.758 punti, un livello che riflette le significative difficoltà incontrate da due comparti in particolare: quello della difesa e quello bancario. Leonardo, colosso aerospaziale e della sicurezza, ha subito una delle battute d’arresto più nette, scivolando di oltre il 5% in quello che si configura come un ulteriore ridimensionamento per l’intero settore della difesa in Europa. Le sue quotazioni, così come quelle di altre aziende simili, hanno risentito di un generale ripensamento degli investitori, i quali hanno optato per una riduzione dell’esposizione verso questo specifico ambito industriale.

La manovra italiana e il suo impatto sul credito

A gravare ulteriormente sull’indice milanese, e in misura particolare sui suoi costituenti finanziari, è stata la notizia dell’accordo raggiunto dalla maggioranza di governo riguardante un contributo straordinario, fissato in undici miliardi e mezzo di euro da ripartire nell’arco di un triennio, a carico degli istituti di credito e dei gruppi assicurativi. Questa misura, inserita nel contesto della manovra economica, ha introdotto un elemento di pressione aggiuntivo per un settore già alle prese con un contesto macroeconomico complesso, spingendo al ribasso i corsi di titoli come UniCredit, che ha perso il 2,6%, Intesa Sanpaolo, in calo del 2,23%, e Banca Monte dei Paschi di Siena, che ha ceduto l’1,84%.

Uno sguardo d’insieme sul panorama europeo

Il clima di diffusa cautela non ha risparmiato gli altri listini continentali, i quali, pur evitando il temuto “venerdì nero” grazie alle dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti, hanno comunque patito le conseguenze di un sentiment negativo. La debolezza del settore bancario è apparsa trasversale, rispecchiando le apprensioni per la qualità del credito oltreatlantico e, in Italia, le specifiche iniziative fiscali. Anche il comparto industriale, con realtà come Prysmian che hanno registrato flessioni superiori al 3%, ha contribuito a delineare un quadro generale in cui la domanda di sicurezza ha finito per prevalere sugli slanci speculativi, lasciando in chiusura un segno chiaramente negativo sui principali indici di riferimento.

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