Piazza Affari apre in ordine sparso, banche giù ma Stellantis corre sui dati delle immatricolazioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una seduta all’insegna della duplice velocità ha caratterizzato l’avvio di Piazza Affari, con il listino principale che arranca, zavorrato dalla performance negativa del comparto bancario, mentre non mancano spunti interessanti su alcuni singoli titoli. L’indice FTSEMib, dopo aver oscillato tra un minimo di 46.383 punti e un massimo di 46.673 punti, si è attestato intorno a quota 46.563, facendo segnare una flessione dello 0,29% -4. Un andamento che riflette un clima di generale cautela, con il FTSE Italia All Share che si muove in scia al paniere principale perdendo lo 0,27%, in netta controtendenza rispetto al FTSE Italia Mid Cap e al FTSE Italia Star, entrambi in territorio positivo con rialzi rispettivamente dello 0,41% e dello 0,55%.

L’elemento che maggiormente ha pesato sulla performance milanese è stato il netto arretramento dei titoli bancari. Istituti di credito quali Bper, BP Sondrio, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno subito vendite significative, con cali che per alcuni di essi hanno toccato punte superiori al 2% -7. Un movimento ribassista che appare generalizzato e che ha finito per controbilanciare i decisi rialzi registrati altrove. Tra questi spicca su tutti il balzo di Stellantis, le cui azioni hanno messo a segno un progresso superiore al punto percentuale, arrivando a guadagnare fino al 2,7% in alcuni momenti della mattinata -1. Il mercato ha accolto con favore i dati diffusi sull’aumento delle immatricolazioni in Europa, interpretandoli come un segnale di resilienza per il gruppo automobilistico in un contesto di mercato complesso.

L’incertezza dei dazi americani condiziona gli umori del Vecchio continente

Osservando il panorama europeo, l’andamento di Milano si inserisce in un quadro di sostanziale debolezza e mancanza di una direzione precisa. Le principali piazze finanziarie del Vecchio continente hanno aperto la seduta con il segno meno, seppur con frazionali ribassi: Francoforte ha ceduto lo 0,6%, mentre Parigi e Londra hanno lasciato sul terreno rispettivamente lo 0,2% e lo 0,1% -1. Fa eccezione Madrid, che ha inizialmente tentato un timido rialzo dello 0,4% per poi virare anch’essa in territorio negativo, e Amsterdam, che viaggia in controtendenza. Questo clima di incertezza diffusa, come del resto testimoniano i futures poco mossi, è la diretta conseguenza delle ultime mosse sul fronte commerciale statunitense. Dopo che la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi reciproci introdotti in precedenza dall’amministrazione Trump, il presidente ha reagito prontamente annunciando una nuova tariffa globale temporanea del 15%, entrata in vigore con effetto immediato a partire da oggi, lunedì 24 febbraio -3.

L’effetto di questa nuova misura, che colpisce le importazioni da numerosi partner commerciali, si aggiunge a un quadro già reso complesso da altri fronti di tensione. Gli investitori stanno soppesando con attenzione le possibili ripercussioni di queste barriere doganali sull’economia reale, in un momento in cui l’Europa deve fare i conti con una crescita già debole. Non va dimenticato, inoltre, il persistere di preoccupazioni legate al settore dell’intelligenza artificiale, che dopo aver trainato i mercati nei mesi scorsi mostra ora segni di appannamento, contribuendo alla volatilità. In questo contesto, la trimestrale del colosso Nvidia, attesa nei prossimi giorni, è già vista da molti analisti come il prossimo potenziale market mover in grado di dare una scossa ai listini -2.

Il dollaro si rafforza, petrolio in rialzo tra tensioni geopolitiche

Sul fronte valutario, l’incertezza legata alla nuova offensiva commerciale di Donald Trump ha avuto l’effetto di rafforzare il dollaro, considerato ancora un bene rifugio in tempi di turbolenza. Il biglietto verde ha guadagnato terreno spingendo l’euro nuovamente al di sotto della soglia di 1,18, con il cambio attestato a 1,1775 -1. Un movimento che, se da un lato può favorire le esportazioni delle aziende dell’Eurozona, dall’altro rischia di alimentare ulteriormente le tensioni con Washington. Di pari passo, prosegue la fase discendente del Bitcoin, che continua a perdere terreno, scivolando ulteriormente e portando la flessione delle ultime ore a oltre il 4% -1.

Tra le materie prime, l’attenzione si concentra sul petrolio, i cui prezzi sono in rialzo. Il future sul Wti ha superato i 66 dollari al barile, mentre il Brent viaggia sopra i 71 dollari -1. Questo incremento è alimentato dalle rinnovate tensioni geopolitiche, in particolare tra Stati Uniti e Iran, in vista della ripresa dei colloqui programmata per giovedì a Ginevra. Un’escalation del conflitto in Medioriente potrebbe avere ripercussioni significative sulle forniture energetiche globali, un rischio che i trader stanno già scontando. Al contrario, l’oro, che aveva visto una corsa nella seduta precedente, ha subito una leggera flessione, vittima di realizzi dopo i recenti rialzi.

Tim e Saipem brillano a Milano, corre Avio dopo gli incentivi americani

Scendendo nel dettaglio delle singole società quotate a Milano, oltre alla già citata performance di Stellantis, si segnalano acquisti consistenti su Telecom Italia, in attesa della pubblicazione dei conti, con un rialzo che ha toccato quasi il 3% -1. Bene anche il Titolo Saipem, che ha guadagnato terreno grazie all’annuncio di un nuovo contratto offshore in Arabia Saudita dal valore di 500 milioni di dollari, nell’ambito dell’accordo di lungo termine con il colosso saudita Aramco -1. Un’ottima notizia che conferma la solidità del gruppo nel settore dell’energia. Performance positiva per tutto il comparto utility, mentre tra i pochi rialzi del listino principale si segnala anche Ferrari, che beneficia indirettamente del buon clima sul settore auto.

Fuori dal paniere principale, l’attenzione è catalizzata da Avio, il cui titolo ha registrato un balzo superiore al 3% -1. La società aerospaziale ha ottenuto incentivi per quasi 100 milioni di dollari dallo stato della Virginia, finalizzati alla realizzazione di un nuovo stabilimento che sorgerà nella Contea di Pittsylvania. Un investimento significativo che apre nuove prospettive di crescita per l’azienda italiana negli Stati Uniti. Un discorso a parte merita, infine, il comparto del lusso, esposto in modo differenziato alle nuove tariffe: alcune case di moda con produzione prevalentemente localizzata negli States potrebbero risentire meno dell’impatto dei dazi, mentre altre, come Essilux e Safilo, con catene di approvvigionamento che passano per la Cina, potrebbero trovarsi a fronteggiare un aggravio di costi non indifferente -3. Una complessità che richiederà agli investitori una selezione sempre più attenta dei singoli titoli.

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